Adrense, è derby
pigliatutto. Solo
rimpianti per la Calvina

Simone Festa ferma la conclusione di Matteo Serafini: la parata che vale la salvezza FOTOLIVETutta la gioia dei giocatori dell’Adrense per una vittoria che vale una stagioneTre punti e salvezza in cassaforte per i bianconeri SERVIZIO  FOTOLIVE/Marco ZurruNicola Luche prova a sfuggire a Jacopo Mozzanica FOTOLIVESimon Laner (Adrense)
Simone Festa ferma la conclusione di Matteo Serafini: la parata che vale la salvezza FOTOLIVETutta la gioia dei giocatori dell’Adrense per una vittoria che vale una stagioneTre punti e salvezza in cassaforte per i bianconeri SERVIZIO FOTOLIVE/Marco ZurruNicola Luche prova a sfuggire a Jacopo Mozzanica FOTOLIVESimon Laner (Adrense)
Alberto Armanini 15.04.2019

Che meraviglioso guazzabuglio di corsi e ricorsi, il calcio. La prima sentenza bresciana nel girone degli ostruzionismi, del non gioco e delle difese a oltranza non poteva che arrivare per un episodio. Di più! Questo derby non poteva che essere deciso nuovamente da un numero uno: come all’andata, così al ritorno. Quattro mesi fa Adrense e Calvina si erano lasciate con Francesco Micheletti a indicare il cielo dopo aver segnato il gol del 2-2. Ieri si sono ritrovate con Simone Festa a sbarrare la strada a Matteo Serafini dagli undici metri. È la parata che chiude aritmeticamente la rincorsa salvezza dei bianconeri. A quota 41, con 9 lunghezze sulla Calvina sestultima e il vantaggio negli scontri diretti, per l’Adrense è fatta. Per i bassaioli invece c’è ancora da soffrire, anche se la terra promessa è lontana solo 2 punticini. La partita è stata un concentrato di assurdi: lo scenario lumezzanese, Triglia assente, la partenza lampo bianconera con due reti in meno di 5 minuti, il gol-fantasma negato a Mutti in avvio di ripresa, un rigore segnato da Serafini, un altro fallito dallo stesso attaccante. È il bello di un derby che altrimenti sarebbe stato davvero bruttino. Dopo l’avvio qualcuno ha pure pensato che si potesse assistere a una non-partita. Ma è stato così solo per un tempo. Tutto è cambiato quando il primo rigore ha rimesso in pista la Calvina. L’adrense ha colpito subito con Faini e Bardelloni quando un terzo degli spettatori non aveva ancora trovato posto al Saleri, quindi ha atteso che il cronometro esaurisse la propria corsa e i biancazzurri s’illudessero di poter dare il via alla rimonta. La Calvina, che pure era stata la prima a presentarsi davanti al portiere fallendo miseramente con Serafini, per 45 minuti si è trovata ridimensionata dall’evidente superiorità dei bianconeri. I bassaioli hanno salvato l’onore grazie a una buona ripresa riaperta all’improvviso. Il calcio di rigore all’alba dell’ultimo quarto d’ora ha acceso la speranza ma quello fallito in coda ha sbarrato la strada ai biancazzurri. Nei primi 45 minuti l’Adrense si è dimostrata superiore in ogni situazione di gioco. Con il collettivo (4-3-3 sullo 0-0, 4-5-1 speculare dal doppio vantaggio in poi) ha congestionato le linee di passaggio centrali e chiuso tutti i possibili spazi in profondità. La sola arma concessa alla Calvina è stato uno sterile sfogo sulle corsie laterali. Ma anche lì non c’è stata grande sfida. Tutti vinti anche i confronti individuali. Bardelloni e Faini hanno scherzato con la difesa biancazzurra, ora puntando Gentili, ora aprendo a piacimento Mutti e Sorbo. Così sono nati i due gol. NELLA RIPRESA tutti si sono lamentati dell’arbitro. La Calvina per un colpo di testa di Mutti liberato da Fiorentino (al di là o al di qua della linea?). L’Adrense ha reclamato per i due rigori concessi, uno su Franzoni e l’altro su Broli, entrambi causati dallo stesso Fiorentino. A riequilibrare le proteste e gli insulti (francamente offensivi e inaccettabili) ci hanno pensato Serafini e Festa con un gol e una parata. Giusto così. Franciacortini salvi, bassaioli condannati a soffrire. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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