Confronto su clima e ambiente «Serve il coraggio di cambiare»

Massimo Gaudina, Stefano Sordelli, Mariasole Bianco e Enrico Giovannini  FOTOSERVIZIO MARCHIORI
Massimo Gaudina, Stefano Sordelli, Mariasole Bianco e Enrico Giovannini FOTOSERVIZIO MARCHIORI
Enrico Santi 17.11.2019

«Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani». Enrico Giovannini, portavoce dell’Asvis, Associazione italiana per lo sviluppo sostenibile, prende a prestito una celebre frase di Karl Popper per concludere il suo intervento al Festival del Futuro. Alla sessione su “La sfida planetaria: clima, ambiente, energia, migrazioni, risorse“ oltre all’ex ministro del Lavoro e delle politiche sociali del governo Letta, a dibattere su questo tema di stringente attualità ci sono Mariasole Bianco, biologa marina e punto di riferimento internazionale per le politiche legate alla tutela degli oceani, Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea e Stefano Sordelli, Future mobility manager del Gruppo Volkswagen Italia. A coordinare gli interventi è Enrico Sassoon, direttore dell’Harvard business rewiew Italia che ricorda come «già 40 anni fa gli scienziati avevano lanciato l’allarme sul futuro del pianeta». «Non dobbiamo partire dalla paura ma dal coraggio», esordisce Giovannini. «Noi siamo figli di una concezione dello sviluppo, il cosiddetto Pil, basato sulla quantità di produzione, un criterio nato dall’esigenza di dimostrare che il capitalismo produceva di più del comunismo... Ma di questo passo, tale tipo di crescita porterà al collasso». Di fronte al disastro annunciato per il pianeta, secondo Giovannini, l’umanità «ha quattro alternative: pensare che l’insostenibile modello attuale possa ancora funzionare, costruire stazioni spaziali per mettere in salvo i più ricchi, tirar su muri pensando che ciascun Paese possa cavarsela da solo oppure intraprendere la strada dello sviluppo sostenibile, dove l’economia sia basata sul concetto di riparazione, protezione e trasformazione, seguendo i 17 obiettivi indicati dall’Agenda 2030 dell’Onu. Ognuno», conclude, «decida quanto coraggio vuol mettere nel salvare il mondo». E non manca una frecciata ai politici: «Più che alle prossime generazioni pensano alle prossime elezioni». A salvare il mondo, sostiene l’oceanografa Maria Sole Bianco, nota al pubblico per la partecipazione a programmi tv come Kilimangiaro, «forse saranno i bambini, connessi in modo naturale con il pianeta, basti pensare alla loro entusiastica adesione a progetti come Batti 5 per la pulizia delle spiagge dalla plastica». Altro punto dolente. «Ogni anno se ne butta in mare una quantità spaventosa, 8 milioni di tonnellate, un camion al minuto e nel 2050 ci sarà più plastica che pesci e l’aumento della temperatura che si registra già a duemila metri di profondità sta uccidendo i coralli da cui dipende il 25% delle specie». La ricetta per evitare la catastrofe? «Serve una rivoluzione culturale per trasformare la frustrazione in azioni concrete e quotidiane, anche una borraccia può essere parte della soluzione. Abbiamo dieci anni per cambiare rotta, è una responsabilità enorme». Altra grande sfida per lo sviluppo sostenibile è la mobilità. «Quella del futuro», sintetizza Sordelli, «è elettrica, connessa, condivisa e autonoma». Il manager del primo Gruppo automobilistico mondiale fa sapere che «l’obiettivo delle emissioni zero, sul quale investiremo qualcosa come 30 miliardi di euro, è fissato per il 2050, ma già nel 2020 daremo vita ad auto elettriche con un’autonomia di 700 chilometri con una ricarica intermedia di 25 minuti». E aggiunge: «Nel 2040 ci sarà lo stop alla produzione delle vetture endotermiche e a questo ci arriveremo perché tra cinque anni non progetteremo più vetture tradizionali». Un messaggio di speranza dal suo osservatorio continentale, lo lancia Gaudina: «L’Europa è al primo posto nel mondo nella lotta ai cambiamenti climatici, in questo siamo una superpotenza. La nuova Commissione», annuncia, «lancerà un Green Deal per arrivare, nel 2030, a un abbattimento del 50% delle emissioni di anidride carbonica e alle emissioni zero nel 2050». Tutto ciò, spiega, grazie all’istituzione di una Banca europea per il clima «che dovrà finanziare un piano di investimenti sulle tecnologie verdi e sull’economia circolare, anche con risorse di privati, da mille miliardi». E mette in guardia: «Qualcuno pensa che i problemi si possano risolvere a livello nazionale, ma sul clima non c’è sovranismo che tenga e chi fa da sé affonda con tutti gli altri». • © RIPRODUZIONE RISERVATA