Zero traffico: aria pulita Pm10 nota però dolente

Senza auto, tir, furgoni, moto in transito i livelli di No, No2 e benzene sono scesi ben oltre i limiti di legge
Senza auto, tir, furgoni, moto in transito i livelli di No, No2 e benzene sono scesi ben oltre i limiti di legge
04.04.2020

Mimmo Varone La speranza è che non si ripeta più, ma il «tutti a casa» imposto dal Coronavirus ha davvero pulito l’aria di Brescia. Altro che i blocchi dalle mille deroghe a cui si affida la Lombardia per combattere la Pm10. E finalmente uno studio dell’Arpa sulla situazione che si è progressivamente venuta a creare dal 23 febbraio certifica senza ombra di dubbio che i veri responsabili dell’inquinamento da biossido di azoto (No2), ossido di azoto (No) e benzene sono auto, furgoni, camion, eccetera. Sono inquinanti «legati direttamente al traffico», certifica l’Agenzia regionale per l’ambiente. Spenti i motori, i loro livelli sono scesi molto oltre i limiti di legge. Quanto alle polveri fini, Pm10 in particolare, la situazione pare più complessa. Lo studio ha rilevato che le drastiche riduzioni di alcune sorgenti (tipo il traffico, appunto, ma anche le molte fabbriche che si sono fermate e il riscaldamento al minimo per il clima mite) non sempre hanno impedito il superamento dei limiti, pur contribuendo a ridurne l’entità. Il che «evidenzia in modo chiaro la complessità dei fenomeni correlati alla formazione, trasporto e all’accumulo di particolato atmosferico e la conseguente difficoltà di ridurre in modo drastico i valori presenti in atmosfera in situazioni ordinarie». Lo studio rileva, ad esempio, che tra il 18 e il 20 marzo, nonostante la drastica riduzione dei flussi di traffico, c’è stato in gran parte della regione un «incremento significativo» di Pm10, segno di una situazione meteo più favorevole all’accumulo. Va comunque detto che a Brescia si è tradotto in 53 microgrammi per metro cubo (ug/mc) alla centralina del Villaggio Sereno il 18, appena sopra la soglia dei 50, e in tre giorni di superi a Rezzato (dal 17 al 19 con valori fino a 72 ug/mc) che da inizio anno ha collezionato esattamente il doppio di giornate fuori norma rispetto al Broletto (46 contro 23). Alta pressione e assenza di vento favoriscono l’accumulo, insomma, ma se c’è poco da accumulare non fanno granché. Poi ci sono anche le situazioni tipo quella che si è verificata dieci giorni dopo, il 28 e il 29, quando a causa del trasporto di particolato di origine desertica dalla Turchia e altre regioni asiatiche, le concentrazioni di Pm10 sono risultate molto elevate (a fronte di un aumento inferiore delle concentrazioni di Pm2.5). Anche a Brescia nei due giorni la Pm10 è risultata fuori norma in tutte le centraline con punte massime di 104 ug/mc al Sereno e 110 a Rezzato. Ciò secondo Arpa ribadisce in modo chiaro la complessità dei fenomeni correlati al particolato atmosferico. In sostanza, l’occasione unica – e speriamo irripetibile – ha permesso ad Arpa di capire che la riduzione degli inquinanti dipende, «in proporzioni non quantificabili in modo preciso e dipendenti dalle singole giornate e dal singolo inquinante», dall’insieme di 3 fattori. Che sono la riduzione delle emissioni (in particolare dal settore trasporti), la variazione delle condizioni meteorologiche, e le condizioni ambientali che influiscono sulle reazioni chimico-fisiche in cui sono coinvolti gli inquinanti. •