Virus, 9 bresciani
su 10 morti
con altre malattie

Il Covid-19 quando ha colpito malati che avevano patologie pregresse spesso non ha dato loro scampo
Il Covid-19 quando ha colpito malati che avevano patologie pregresse spesso non ha dato loro scampo
06.04.2020

Alessandro Gatta Solo 190 delle 1.521 vittime bresciane del Coronavirus, tra quelle censite dalla Regione al primo aprile, non avevano alcuna patologia pregressa: tutte le altre, quasi il 90%, avevano almeno una patologia di tipo oncologico, metabolico (tra cui il diabete), cardiovascolare o respiratoria. Dunque il Covid-19 si conferma non solo killer dei nostri «nonni», con oltre l’80% dei deceduti che aveva più di 70 anni, ma anche spietato killer dei nostri malati. Sono 592 le vittime che avevano almeno una patologia, il 38,92%, 581 due patologie (il 38,19%), 145 quelle che ne avevano tre (il 9,53%) e addirittura 13 (lo 0,85%) le vittime che presentavano 4 patologie in contemporanea. Quelle con patologia cardiovascolare sono 516 (il 33,92% del totale), 43 con una patologia oncologica, 25 solo metabolica, 8 respiratoria. Le malattie cardiovascolari le più persistenti tra i pazienti deceduti con due patologie: 331 con patologie cardiovascolari e metaboliche (il 21,76% del totale), 162 cardiovascolari e oncologiche, 79 cardiovascolari e respiratorie. Delle 145 vittime con tre patologie, 87 avevano malattie cardiovascolari, oncologiche e metaboliche (il 5,72%), 35 cardiovascolari, metaboliche e respiratorie, 22 cardiovascolari, oncologiche e respiratorie. Solo una patologie oncologiche, metaboliche, respiratorie. Le patologie cardiovascolari accompagnano l’81,85% delle vittime, quelle del metabolismo (diabete compreso) il 32,80%, quelle legate a tumori il 22,02%, quelle respiratorie il 10,65%. Considerando l’età media di 77,4 anni, la vittima più giovane con almeno una patologia (cardiovascolare) aveva 31 anni, 36 anni invece la più giovane vittima senza patologie. La vittima più anziana senza mali pregressi aveva 95 anni, 100 invece la vittima più anziana con almeno una patologia (ancora cardiovascolare). I dati bresciani per fasce d’età non si discostano molto da quelli lombardi. Dei 7.593 decessi lombardi solo 107 (l’1,41%) aveva meno di 51 anni, il dato bresciano è dello 0,98%, 314 i decessi tra 51 e 60 anni (il 4,13% contro il 3,48% dei bresciani), 1.082 i decessi tra 61 e 70 anni (il 14,25% contro il 14,66% a Brescia), 2.962 i decessi tra 71 e 80 anni (il 39,01% contro il 42,07% della provincia di Brescia), 2.698 decessi tra gli 81 e i 90 anni (il 35,53% contro il 33,46% del totale delle vittime bresciane), 429 decessi dai 91 anni in su (il 5,65% contro il 5,32%). Sulla base dei dati aggiornati a ieri pomeriggio, in Lombardia sono 50.455i casi di positività dall’inizio, il 39,12% dei casi italiani (che sono 128.948) con 8.905 decessi (tasso grezzo di letalità del 17,64%), il 56% dei morti italiani (che sono 15.887, tasso di letalità grezzo:l 12,32%). Dati simili emergono dalla Spagna, 130.759 casi accertati e 12.418 decessi, il 9,49%, e dalla Gran Bretagna, 47.804 casi accertati e 4.974 morti (il 10,40%): in Spagna e nel Regno Unito i posti letto prima della crisi Covid-19 erano 3,5 e 2,5 ogni 1.000 abitanti, e 3,8 in Italia. In Germania - 8 posti letto per 1.000 abitanti - oggi si contano 98.578 casi accertati e 1.506 decessi, l’1,52%. •