Studi professionali, fase 2 a intermittenza

Al lavoro in uno studio con i dispositivi di protezione come mascherine e separè in plexiglass FOTOLIVE
Al lavoro in uno studio con i dispositivi di protezione come mascherine e separè in plexiglass FOTOLIVE
Paolo Cittadini Marta Giansanti23.05.2020

Paolo Cittadini Marta Giansanti La ripartenza dopo il lockdown c'è stata, ma bisognerà attendere settimane, se non mesi, per tornare (forse) alla situazione pre pandemia. Avvocati, notai e commercialisti sono solo tre delle categorie di professionisti alle prese con un nuovo modo di lavorare. E, tra luci e qualche ombra, le cose sembrerebbero per adesso funzionare. «NON REGISTRIAMO grandi criticità – ammette Fausto Pelizzari, penalista e presidente dell'Ordine degli avvocati di Brescia – Certo, accedere alle cancellerie non è più automatico come prima. Dal 12 maggio il protocollo che regolerà l'attività giudiziaria da qui a fine luglio permette di accedervi anche per atti non urgenti. Bisogna prenotare, e il sistema funziona». Qualche problema in più si registra negli uffici del giudice di Pace dove gran parte delle udienze sono state già rinviate d'ufficio ai prossimi mesi ( alcune al 2021) e gli accessi alla cancelleria sono stati contingentati, non più di una decina al giorno e appuntamenti lunghi non più di 15 minuti. «Ai nostri iscritti – spiega Pelizzari – abbiamo inviato una lettera con la quale chiediamo ci vengano evidenziati i punti deboli e gli aspetti positivi del documento che ha fatto rialzare il ritmo dell'attività giudiziaria. Le osservazioni saranno portate all'attenzione dei presidenti del Tribunale e della Corte d'Appello per migliorarlo qualora ce ne fosse bisogno». Sul tavolo ci sarà anche il tema delle udienze da remoto. «Qualche collega si è lamentato perché, soprattutto nel penale, sente leso il diritto alla difesa – spiega il segretario dell'Ordine, l'avvocato Maurizio Triboldi - La piattaforma utilizzata per i processi da remoto non è stata pensata per questa funzione. Si più pensare di realizzarne una ad hoc. L'unico aspetto positivo in questa situazione di fortissima emergenza è che ora abbiamo la possibilità di utilizzare le nuove tecnologie per la nostra attività». Se gli avvocati hanno deciso di affrontare la strada della collaborazione, i notai hanno invece dovuto «alzare la voce» insieme alla associazione dei costruttori per risolvere una situazione che rischiava di legare mani e piedi al sistema immobiliare. La mancata riapertura della conservatoria (due sole giornate), l'ufficio presso l'agenzia delle entrate dove vengono registrati tutti gli atti immobiliari dei Comuni di riferimento, avrebbe di fatto bloccato il mercato. Una «serrata» dovuta al fatto che nessun addetto dell'ufficio aveva intenzione di mettersi all'ingresso per provare la temperatura degli utenti. La situazione si è sbloccata nelle scorse ore e da lunedì la conservatoria tornerà a funzionare come prima. «Nessuno ci aveva avvertito – ricorda il presidente del Consiglio notarile di Brescia, Enrico Lera – La partita per fortuna si è sbloccata. In caso contrario avremmo corso il rischio di fermare l’intera filiera della casa e le imposte che tutti gli addetti versano e che aiutano il funzionamento dello Stato». Discriminati e penalizzati: l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili non ci sta «al pregiudizio verso una classe di professionisti considerata ingiustamente privilegiata». «La maggior parte degli iscritti (il Bresciano ne conta circa 2.200) ha continuato a lavorare nel pieno dell'emergenza: lo faceva da remoto o, in forma ridotta, dal proprio ufficio. Molte imprese non si sono mai fermate e noi siamo stati al loro fianco: un'attività che non ci è stata riconosciuta», denuncia il presidente provinciale Michele De Tavonatti lamentando inoltre un «trattamento discriminatorio» nell’accesso agli aiuti statali. «La nostra categoria, insieme a tutte le professioni ordinistiche, è stata esclusa da importanti provvedimenti economici nonostante gli effetti negativi della crisi si siano manifestati anche su di noi», ribadisce. Gli iscritti a casse private, infatti, sarebbero stati esclusi sia dal contributo di 600 euro, sia dagli aiuti a fondo perduto. Trattamento opposto è stato riservato ai titolari di partita Iva iscritti all’Inps. Un’esclusione che ha portato l’Ordine a disertare la riunione di ieri presso l’Agenzia delle Entrate, proprio sull’accesso ai contributi a fondo perduto, invitati: associazioni di categoria e ordini nazionali.