«Sierologici privati:
10 al giorno positivi
anche al tampone»

Una operatrice sanitaria mostra la provetta con un tampone
Una operatrice sanitaria mostra la provetta con un tampone
Paola Buizza22.05.2020

Si chiude con oltre 2000 prelievi in Poliambulanza e un altro migliaio nei laboratori accreditati e a contratto con il Sistema sanitario regionale la prima settimana di test sierologici in regime privato. E siamo solo all'inizio. La curiosità di scoprire se si è entrati in contatto o meno con Covid-19 è tanta e le parole del presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana che ha definito «folle» la corsa ai test spiegando che «non hanno nessuna valenza diagnostica, ma semplicemente epidemiologica» sono state evidentemente poco ascoltate. Degli oltre duemila bresciani che si sono rivolti alla Poliambulanza dal 14 maggio - giorno di debutto dei test sierologici sul libero mercato - un 15% è risultato avere anticorpi e si è dovuto mettere in isolamento volontario in attesa del tampone faringeo, questo sì di valenza diagnostica. Ma quante di queste 300 persone sono risultate positive anche al test molecolare? UNA PERCENTUALE che presumibilmente arriva al 10 per cento considerato che il direttore generale di Ats Brescia, Claudio Sileo, parla di una decina al giorno con punte che ieri sono arrivate a 20 casi. Per avere un bilancio della prima settimana di Synlab, invece, bisognerà attendere lunedì. Nel frattempo è ormai chiarito che in caso di positività del tampone si entrerà a far parte di un percorso di sanità pubblica e il costo verrà restituito in base ai limiti previsti dalla delibera regionale del 12 maggio, ossia alla tariffa stabilita di 62,89 euro. A breve sarà predisposto un modulo che permetterà tramite Ats di avere il rimborso. Ats che nel frattempo sarà impegnata nell’indagine epidemiologica per reperire informazioni sulla cerchia di persone venute a contatto con il positivo. «I contatti stretti saranno sottoposti a loro volta all’isolamento e se hanno sintomi riconducibili al Covid saranno sottoposti subito a tampone. Se asintomatici, saranno tenuti sotto controllo e dopo 14 giorni di isolamento dovranno fare il tampone per poter tornare in circolazione - spiega Sileo che aggiunge -: il costo sarà a carico della sanità pubblica». Il report giornaliero di Ats Brescia sulle persone con infezione da Coronavirus inizia quindi a tener conto anche dei tamponi «privati»: «Non sono pochi, motivo per cui il numero di positivi non è basso. Oggi su 58 casi (due nelle Rsa e 56 cittadini), 20 emergono dai tamponi effettuati a seguito di test sierologici fatti privatamente. Mercoledì, su un totale di 45 erano 11. Gli altri provengono dagli esami che effettuiamo con il percorso di sanità pubblica: su circa 200 cittadini che sottoponiamo a test sierologici ogni giorno, circa 20 risultano positivi anche al tampone. La minima parte dei casi proviene dal pronto soccorso» spiega il direttore di Ats Brescia. I tamponi eseguiti indicano sì la presenza del virus o di un frammento di esso ma «con una pericolosità inferiore rispetto a quando eravamo nel pieno dell’emergenza. Si tratta di persone i cui sintomi, anche lievi, risalgono a qualche tempo fa». QUESTO non significa che la guardia possa essere abbassata, anzi. «La buona notizia è che a 16 giorni di distanza dall’allentamento del lockdown, non abbiamo avuto un aumento di contagi. Questo significa che i comportamenti messi in atto sono serviti a contenere il virus. Sarà così anche tra 15 o 20 giorni?» si chiede Claudio Sileo. «Verso i primi di giugno scopriremo le conseguenze delle aperture del 18 maggio». E qui arrivano le preoccupazioni: «Il Coronavirus non è come un terremoto che dopo il suo effetto devastante smette. È ancora tra noi, anche se invisibile. Eppure il comportamento di alcune persone rischia di favorirne la recrudescenza e non è concepibile in città segnate così drammaticamente come Brescia e Bergamo. Se tra 15 giorni ci sarà (speriamo di no) un aumento dei contagi e degli accessi ai pronto soccorso, grazie all’inchiesta epidemiologica saremo in grado di risalire a luoghi e persone frequentati (bar, ristoranti, aziende...). Siamo tra le province d’Italia sotto osservazione, il rischio di tornare a nuove misure restrittive non è così remoto. Non stiamo dimostrando di saper convivere con questo virus, ma è necessario. Per colpa di alcuni sconsiderati, oltre alla salute rischiamo di danneggiare ulteriormente anche la nostra economia». • © RIPRODUZIONE RISERVATA