«Siamo pronti
per ripartire
il 14 aprile»

Il mondo del lavoro e imprenditoriale bresciano chiede a gran voce la riapertura delle aziende
Il mondo del lavoro e imprenditoriale bresciano chiede a gran voce la riapertura delle aziende
08.04.2020

Silvana Salvadori «Noi siamo pronti a ripartire il 14 aprile, con tutte le precauzioni e a regime ridotto. Ma le fabbriche bresciane possono riaprire subito, o al massimo fra una settimana, certo non possiamo aspettare il 16 maggio come qualcuno ha paventato». Parla chiaro il presidente degli industriali bresciani Giuseppe Pasini, così come chiare sono le sue idee in merito alla maxi manovra annunciata dal premier Giuseppe Conte lunedì sera: «Il pacchetto di azioni presentate dal governo va bene, ce lo aspettavamo visto come si stanno muovendo gli altri paesi europei. Quello che non deve accadere – prosegue il presidente -, è che i 400 miliardi di aiuti vengano rallentati dalla burocrazia o dai vari passaggi parlamentari. I decreti attuativi servono subito». Il presidente di Aib, nonché presidente del Gruppo Feralpi, ha bene in mente il modello tedesco dato che là vive e lavora quasi la metà dei suoi dipendenti: «In Germania i soldi per le imprese sono stati resi disponibili due o tre giorni dopo l’annuncio del governo, anche l’Italia deve fare lo stesso». In terra tedesca, in aggiunta, non c’è stato nemmeno il fermo produttivo per decreto, come invece è avvenuto in Italia. PASINI SI È RITROVATO a dover chiudere gli impianti italiani, mettendo in cassa integrazione 850 lavoratori, mentre in Germania i suoi impianti hanno continuato a produrre. «Si può fare anche qui», sostiene, «e da subito. Siamo in grado di ripartire rispettando tutti i protocolli di sicurezza. Certo, non dico di riaprire fabbriche e impianti a pieno regime da subito, sono anche favorevole a scaglionare le fasce d’età, cioè far ricominciare a lavorare prima gli under 45. Ma ripartire si può, e si deve. Se non vogliamo avere, dopo questa devastante crisi sanitaria, anche una crisi economica e sociale. Se lasciamo aziende per strada, ci lasciamo anche le loro famiglie. Ne abbiamo già parlato anche in Prefettura, e certo vogliamo coinvolgere anche le organizzazioni sindacali in questa partita» ha aggiunto il presidente. Non tutte le aziende, però, hanno la forza economica del Gruppo Feralpi. In particolare, le piccole e medie imprese potrebbero faticare a rispettare rigidamente i protocolli di sicurezza che prevedono mascherine – non facilmente acquistabili -, guanti, distanza di sicurezza e, possibilmente, anche il test della temperatura corporea. Anche qui, però, Pasini non ha dubbi: «Dobbiamo metterci in testa che convivremo con questo Coronavirus ancora per molto tempo. Tutti siamo chiamati a fare sacrifici, sia noi imprenditori che i nostri dipendenti, e tutti insieme dobbiamo fare uno sforzo per garantire la massima sicurezza per rimetterci in cammino». IL RISCHIO, secondo il presidente, è che più tempo le aziende bresciane e italiane aspettano a rimettersi sul mercato, più facilmente quel posto sarà occupato da qualche altra realtà: «Penso alle aziende che esportano e fanno parte di una filiera. Se oggi non sono in grado di onorare i loro impegni, presto qualcun altro prenderà il loro posto all’interno della filiera produttiva». Perché è vero che l’emergenza Coronavirus è diventata globale: «Le nostre aziende sono ferme da un mese e mezzo, iniziano ad arrivare le prime insolvenze. Non possiamo tenere i cancelli chiusi ancora altrimenti molti rischiano di non riaprirli del tutto» conclude il presidente di Aib. • © RIPRODUZIONE RISERVATA