Il museo diventa
«intimo». Piccoli
gruppi pianificati e il
gran restauro in diretta

Il mosaico di Dioniso, uno degli splendori di Santa GiuliaLa pala del Romanino oggetto del restauro, sostenuto da Intesa Sanpaolo, che è visibile in Pinacoteca
Il mosaico di Dioniso, uno degli splendori di Santa GiuliaLa pala del Romanino oggetto del restauro, sostenuto da Intesa Sanpaolo, che è visibile in Pinacoteca
Sara Centenari20.05.2020

Il suono del silenzio. Quel che sembra un ossimoro è invece la scelta giusta. Un silenzio assordante che è bene non dimenticare, anche nel giorno del risveglio dei musei di Brescia: domani, giovedì 21 maggio. Santa Giulia e la Pinacoteca Tosio Martinengo alle 18 riaprono ma lo spalancarsi delle porte sarà accompagnato da note commoventi: il «silenzio d’ordinanza» per ricordare coloro che non ci sono più. Alcuni ottoni della Isidoro Capitanio eseguiranno il brano, oltre a La Sarabanda e Sento la Gioia di Händel, in un luogo non svelato di Santa Giulia. Non sarà un evento pubblico, non è possibile, ma sarà fruibile grazie ai social media della Fondazione Brescia Musei e ai siti d’informazione. La riapertura degli scrigni della città richiede grandi sacrifici ma schiude esperienze esclusive, lontane dal modello «masse in coda» e più vicine all’atmosfera intima dei piccoli musei di nicchia. I 70 giorni di chiusura non hanno significato il nulla ma la rielaborazione degli strumenti: ieri la prima conferenza stampa «in presenza». Il nuovo universo Fbm si espande in due direzioni: quella del virtuale, del 3D, dei webinar che hanno assorbito molte energie appassionate in questo periodo - di presidenza e direzione, dei curatori, degli operatori della didattica e degli altri campi - e quella della tradizione, ossia custodia, conservazione e cura delle opere. Su quest’altro versante la novità più importante è il restauro del San Domenico del Romanino, iniziato in silenzio da alcune settimane. Il lavoro continuerà «in situ» anche sotto gli occhi dei visitatori, in dialogo con le restauratrici Monica Abeni e Paola Guerra. «Una novità assoluta: il restauro è stato premiato dal bando Restituzioni 2019- 2020 di Intesa Sanpaolo che sostiene con ingenti fondi gli interventi su alcuni capolavori dell’arte - spiega il direttore di Fbm Stefano Karadjov -. E grazie all’azienda Imbal Carton, partner di Alleanza per la Cultura, è stata realizzata una piccola platea di cartone pressato, ondulato ed ecosostenibile: i visitatori si troveranno come davanti a un acquario, interagendo con le artefici del restauro». Parole chiave: «numeri piccoli», «programmazione» e «sicurezza». «La metratura dei nostri musei garantisce la più assoluta sicurezza, nel rispetto della legge ma soprattutto del buon senso - puntualizza la presidente Francesca Bazoli -. Non tutto sarà riaperto dove non ci sono le condizioni ma, anche se la vita non sarà più come quella precedente, noi pensiamo che dobbiamo tornare a vivere nei luoghi pubblici e aiutare le persone a superare questa paura diffusa. Tra le tante polemiche di questi giorni, ci è sembrato indelicato dire che i musei devono restare chiusi perché pericolosi. In questi mesi abbiamo usato smartworking e, in parte, cassa integrazione (nessuno a zero ore). Bisognerà ora coniugare mantenimento della sicurezza e conservazione. E continuare le sperimentazioni digitali nelle quali la Fondazione è stata impegnatissima. Ora, con la scomparsa delle scolaresche e il turismo culturale in stand by, dobbiamo attirare il pubblico cui appartiene questo patrimonio, i cittadini, con modalità adattate». Modalità che si traducono in accessi di 15 persone accompagnate ogni 45 minuti (non visite guidate ma accessi «con informazioni»), in orari che vanno incontro alle persone che lavorano. Si parte con la gratuità dei primi due giorni. «Modalità quasi da museo privato, da visita esclusiva». La crisi porta in sé sacrifici ma stimola anche la «capacità rigeneratrice». RIGENERAZIONE: parola chiave anche per la condizione del simbolo di Brescia, la Vittoria Alata, il cui restauro all’Opificio delle pietre dure di Firenze ha subito uno stop di oltre due mesi per l’impossibilità dei tecnici di operare a distanze ravvicinate in spazi piccoli. «La previsione è che la Vittoria Alata torni a novembre. Ora dobbiamo andare alla ricerca di quel benessere che questi 70 giorni ci hanno tolto - ha detto il vicesindaco e assessore alla Cultura Laura Castelletti -. Il grande lavoro di presidente, direttore e Cda è stato quello di portare a compimento il processo dell’Alleanza per la Cultura: qualcuno poteva gettare la spugna, invece tutti hanno dato continuità. Non perderemo nessun progetto di quelli che abbiamo immaginato: avevamo investito tanto in progettualità». •