Il medico Ant: «Sto meglio, ma che paura»

Forse il virus è stato contratto durante una visita domiciliare
Forse il virus è stato contratto durante una visita domiciliare
05.04.2020

Silvana Salvadori Il peggio sembra essere dietro le spalle, anche se non c’è ancora un tampone negativo a stabilirlo con certezza. Ma la febbre è passata da giorni, così come i sintomi respiratori che ormai abbiamo imparato a conoscere come accompagnatori dell’infezione da Sars-Cov2. Michela Spunghi è medico palliativista per la Fondazione Ant, e dal 21 marzo è risultata ufficialmente positiva al Coronavirus. «La sera del 21 marzo ho iniziato ad avere qualche linea di febbre, molto strano per una come me, ma il giorno dopo si sono aggiunti anche i sintomi respiratori» racconta la dottoressa che, alcuni giorni fa, è stata intervistata anche dal programma di Rai1 «La vita in diretta» proprio su questa esperienza. Attraverso la Fondazione è riuscita ad ottenere che le venisse fatto un tampone: «Mi sono recata in Poliambulanza ma avevo pochi dubbi, e nel giro di un giorno è arrivata la conferma. Dopo di me anche mio marito ha iniziato ad accusare gli stessi sintomi» aggiunge Michela. Lei è rientrata nel programma Ats di quarantena, con monitoraggio attivo anche da parte del proprio medico di base, mentre il marito, a cui il tampone non è mai stato fatto pur avendo sviluppato gli stessi sintomi, è in quello che si chiama «isolamento fiduciario». SETTIMANA PROSSIMA Michela dovrebbe essere sottoposta al primo tampone per verificare la negativizzazione, se anche il secondo tampone risultasse positivo potrebbe rientrare al lavoro. Il marito, invece, continuerà a non sapere se e quando sarà completamente negativo. Un’incertezza non da poco che va ad aggiungersi ad una situazione non facile da sopportare anche per chi, come Michela, è giovane e sana: «Essere un medico mi ha certamente aiutato, anche perché in casa disponiamo ad esempio del saturimetro che ci ha permesso di tenere sotto controllo la saturazione del sangue – spiega la dottoressa dell’Associazione nazionale tumori -. E, nonostante questo, psicologicamente è stata molto dura. Posso solo immaginare cosa provino le persone che si ammalano e che non dispongono di strumenti e conoscenze». La malattia, e soprattutto la sua evoluzione, ha ancora aspetti che non si conoscono, non è difficile pensare che contrarla anche in forma piuttosto lieve crei un senso di paura anche in chi di professione fa il medico ed è abituato a fronteggiare malattie mortali come i tumori. «Averlo probabilmente superato, da un certo punto di vista mi fa stare più tranquilla. Non temo più per me. Ma dire che rientrerò al lavoro completamente serena, ecco, probabilmente no» continua la dottoressa. Anche perché, con tutta probabilità, ha contratto il virus a casa di un paziente durante una delle visite domiciliari. E, fra le informazioni che ancora mancano sul virus, è il tipo di risposta anticorpale che genera nell’organismo che l’ha ospitato. Quanto forte e quanto dura l’immunità, ancora non si sa. «Bisognerebbe fare dei prelievi di sangue per indagare gli anticorpi, ma capisco che in questo momento forse non è il primo pensiero. Devo ringraziare Fondazione Ant perché mi è stata molto vicina, e mi sono resa conto di quanto il supporto psicologico sia importante in un momento come questo» ha concluso il medico. • © RIPRODUZIONE RISERVATA