I baristi: «La colpa
è di altri, a noi
il conto»

Dopo il «fattaccio» della movida affollata si ripensano le regole
Dopo il «fattaccio» della movida affollata si ripensano le regole
Marta Giansanti29.05.2020

Vietato l’asporto di cibo e bevande dalle 20 in poi per i prossimi tre fine settimana, dal giovedì alla domenica (compreso, solo per questo weekend, anche il lunedì): un’ordinanza comunale in vigore da ieri sera che divide e fa discutere. Com’era prevedibile la protesta parte dai gestori dei locali più piccoli fino a raggiungere alcuni di quelli che nulla hanno a che vedere con piazzale Arnaldo, teatro del «fattaccio» di venerdì scorso e causa dell’attuale provvedimento. «SBAGLIATO che ci rimetta la città intera per una mal gestione di un episodio prevedibilissimo e circoscritto – dichiara Riccardo Picchio del bar «Al Banco», a due passi dalla Loggia -. Dopo tre mesi sono inaccettabili scelte prese di pancia, una differenziazione di zona e movida sarebbe stato l’ideale. Per tutelare noi e i nostri clienti abbiamo deciso di chiudere prima del Dpcm, siamo stati fermi senza aiuti economici dello Stato o tutele sanitarie, ed ora che riprendiamo a vivere dobbiamo lavorare». Chi ha chiuso ben prima del Dpcm è «Viselli» di via Tosio, tra le attività più penalizzate dalla delibera del sindaco: solo 4 persone ammesse nel locale e nessun plateatico a disposizione. «Quanto stava accadendo a Codogno ci ha portato ad abbassare la saracinesca: era il 23 febbraio. Ora, però, è indispensabile trovare una soluzione insieme all’amministrazione comunale: abbiamo investito nell’adeguamento del bar, ma si rivela tutto inutile - spiegano -. Venerdì scorso siamo riusciti a gestire bene la situazione, siamo in grado di evitare assembramenti». Anche Tomagra Davide della «Scuderia» di via San Faustino se la potrebbe passare male: per lui ammesse solo 11 sedute e zero posti all’esterno. «Alle 20 chiudo: il gioco non vale la candela e non intendo rischiare multe o sospensioni dell’attività». Dopotutto la mancanza, a volte, di buon senso degli avventori potrebbe costare caro ai titolari, «costretti ad assumersi la responsabilità di comportamenti altrui». Perché quanto successo in piazzale Arnaldo «non è stata minimamente colpa dei baristi. La drammaticità di questa pandemia purtroppo è reale ma c’è chi ancora non prende seriamente la situazione» sottolinea Stefano Torchio del bar «Fuori dal Coro» al Carmine, «deluso, non dall’ordinanza, ma dall’irresponsabilità delle persone». Ad essere d’accordo con la presa di posizione del primo cittadino non solo tutti i locali di piazzale Arnaldo - «era una delle proposte mosse durante l’incontro con Del Bono» - ma anche di altri quartieri. «Fin dalla riapertura non abbiamo mai fatto l’asporto: è l’unica soluzione per evitare affollamenti – ammette Federica Giglio del «Bar d’altri», di via delle Battaglie -. Ci potrebbero concedere, però, un ulteriore aumento del plateatico perlomeno nel weekend». Permesso dalla Loggia l’ampliamento del 50% del dehor (gratuiti fino al 31 ottobre) e procedure semplificate. •