«Erogo l’ossigeno
e vedo tanta
sofferenza»

Anna Zecchino pronta al suo turno di lavoro in ospedale
Anna Zecchino pronta al suo turno di lavoro in ospedale
26.03.2020

Michela Bono Il suo compito è far respirare i pazienti. Centinaia, cresciuti a ritmo esponenziale di giorno in giorno, tanto da obbligarla a turni massacranti. Bardata come un ghostbuster, Anna Zecchino è la responsabile della squadra che predispone i punti di erogazione dell’ossigeno all’ospedale Civile e alle sedi satellite. Ingegnere biomedico di un’azienda leader nella distribuzione dei gas medicinali, non perde mai la sua vitalità napoletana, nemmeno quando vede i degenti attendere affannati mentre collega le macchine, o i medici fare l’ossigenazione a mano, mettendole una pressione da tremarella. La sua presenza è richiesta in ogni ora del giorno e della notte: «Sono in filo diretto con la direzione generale, so che si fidano di me e che da me dipendono tante vite – racconta -. Proprio come tutti coloro che lavorano in prima linea, vivo con l’enorme senso di colpa di aver lasciato da parte la mia famiglia, ma continuo a ripetere ai miei figli che in futuro leggeranno questo capitolo di storia nei libri, e che tutti noi avremo la soddisfazione di aver avuto un ruolo importante». SÌ, PERCHÉ ANNA non è solo una professionista seria e coraggiosa, ma anche figlia, moglie e madre di due bimbi: Chiara, 7 anni, e Francesco, di 3. Da potenziale «untrice», per tutelare la salute della famiglia ha deciso di trasferirsi nella casa dei genitori, che a loro volta si sono spostati da lei per stare con i nipoti. «Non vederli è durissimo, soprattutto perché mi chiedono il motivo di questa separazione – racconta -. Spesso mi chiamano al cellulare, ma non riesco nemmeno a rispondere. Mi domando quando tutto tornerà normale». Il fabbisogno di ossigeno in questi giorni è aumentato esponenzialmente. I Covid «normali», quelli ricoverati nei reparti di degenza, necessitano di circa 15 litri al minuto di gas. Il grosso della richiesta arriva dai Covid gravi in terapia intensiva, che consumano quantità ingenti e continue. Zainetto sempre pronto con mascherine, guanti e tablet, Anna risponde alle chiamate d’emergenza ad ogni ora. Si infila la tuta e si mette in auto, sapendo di avere l’enorme responsabilità di tenere in vita chi non riesce a respirare da solo: «Quando i pazienti non possono essere collegati alla postazione di erogazione fisse ricorriamo alle bombole, molto utili visto che molti degenti sono posizionati sulle barelle in luoghi solitamente non deputati alla terapia intensiva. Ne servono talmente tante che la produzione è ai massimi livelli. Io stessa le trasporto quando i miei manutentori non riescono fisicamente a soddisfare le richieste. Si fa tutto quando vedi persone contorcersi perché si sentono soffocare». Chi è fuori, dice, non può immaginare la situazione. «Non so se sto andando avanti con questa foga per inerzia e adrenalina oppure per uno speciale senso di altruismo che sento dentro di me». • © RIPRODUZIONE RISERVATA