«Cure inadeguate e poche cautele»: Rsa, ecco le denunce

Il procuratore generale di Brescia Guido Rispoli
Il procuratore generale di Brescia Guido Rispoli
Mario Pari23.05.2020

Centinaia di denunce nelle quattro province che compongono il distretto giudiziario di Brescia. E indagati. Non nella provincia bresciana, ma a quanto si è appreso nelle altre che compongono il distretto: Bergamo, Cremona e Mantova. Sarebbe però riduttivo ricondurre il volume dell’attività degli inquirenti e degli investigatori delle quattro province della Lombardia orientale a questi pochi dati. IL PROCURATORE GENERALE di Brescia Guido Rispoli ieri ha fornito il quadro della situazione e in particolare del lavoro che le procure del distretto stanno svolgendo. Il punto di partenza dell’attività investigativa è rappresentato dall’esigenza d’accertamento dei fatti, ineludibile «in considerazione della straordinaria gravità dei fatti che si sono verificati e della pressante richiesta di fare chiarezza che proviene dalla popolazione». Un punto di partenza che coincide con l’espressione usata dal magistrato al termine dell’incontro per definire quanto accaduto in questi mesi: «Uno tsunami». Da tenere presente, poi, «l’assoluta particolarità della situazione ambientale nella quale i fatti si sono verificati». Quindi, proprio i fatti, che vanno dalle morti o dalle lesioni personali per malattia derivante dall’infezione all’epidemia colposa fino alle contravvenzioni penali in materia antinfortunistica. Ma chi ha segnalato alle procure questi fatti? Ci sono: «i parenti dei deceduti, persone che si sono infettate al di fuori degli ospedali, altre che si sono infettate all’interno di ospedali e delle Rsa, personale sanitario degli ospedali e delle Rsa, nonchè i medici di medicina generale e il loro personale ausiliario, l’Inail, la polizia giudiziaria, le associazioni, privati cittadini, non persone offese o danneggiati civili». Un numero particolarmente rilevante è quello delle segnalazioni partite dall’Inail. Ci sono poi i soggetti destinatari delle segnalazioni: «rappresentanti del Governo nazionale e della Regione ( a questi ultimi, in particolare si contesta la scelta contenuta nella delibera approvata l’8 marzo 2020, oltre alla mancata istituzione della “zona rossa“ nei comuni di Alzano Lombardo e di Nembro». Ma non mancano «gli organi di gestione delle strutture ospedaliere e sociosanitarie locali. In particolare ospedali e Rsa. Nei loro confronti le accuse sono, essenzialmente, di incapacità nelle scelte organizzative e, in particolare, di inadeguatezza delle risorse umane e dei presidi materiali messi a disposizione per fronteggiare l’emergenza». Infine «personale sanitario e infermieristico a vari livelli». I reati ipotizzati vanno, sostanzialmente dall’omicidio alle lesioni colpose all’epidemia colposa fino alla responsabilità delle persone giuridiche per inosservanza delle norme in materia di infortuni sul lavoro. UN PASSAGGIO molto importante, evidenziato dal procuratore generale, è rappresentato dall’eterogeneità delle iscrizioni, quindi dei fascicoli aperti nelle quattro procure. Ci sono quelli a «carico di noti», il modello 21, che però non risultano aperti dalla procura di Brescia dove si sta lavorando, per ora, a fascicoli modello 44, a carico di ignoti. Un eterogeneità, ha spiegato il procuratore generale Rispoli che discende fondamentalmente dalla modalità di formulazione delle notizie pervenute alle procure. Tra le difficoltà delle indagini vi è stata «durante le fasi più acute dell’emergenza, una oggettiva impossibilità d’accertare l’esatta causa delle morti per una sostanziale impraticabilità dell’esame autoptico per esigenze sanitarie». • © RIPRODUZIONE RISERVATA