«Covid, ancora
prudenza. Postumi
poco conosciuti»

L’equipe di pneumologia: uno sforzo senza precedenti sotto l’assedio del CoronavirusGli operatori sanitari in corsia per seguire un paziente
L’equipe di pneumologia: uno sforzo senza precedenti sotto l’assedio del CoronavirusGli operatori sanitari in corsia per seguire un paziente
08.04.2020

Giancarlo Chiari Arrivato a settembre come dirigente medico di Pneumologia dell’Asst Franciacorta, il dottor Luca Ronchi, 45 anni, laurea 110 e lode alla Bicocca, specializzato in pneumologia, esperto di informatica e di tecnologia, è arrivato nel Bresciano dopo aver trascorso tre anni nell’ospedale di Crema. Assunto dalla direzione generale, Ronchi ha messo gli ospedali di Chiari e Iseo in grado di affrontare il contagio in una delle aree più colpite con pazienti della Bassa e dalla Bergamasca in aggiunta a quelli di ovest bresciano, Sebino e Franciacorta; e, anticipando i tempi, con la direzione generale, ha preparato i due ospedali con i primi posti letto Covid a febbraio. «DA UNA SETTIMANA - spiega adesso - si stanno riducendo i ricoveri dopo l’ondata tremenda che ha imposto di preparare colleghi e infermieri a procedure e macchine del tutto nuove, per “assorbire” tutti i reparti all’unità di pneumologia, garantendo una chirurgia ridotta e separata per le urgenze. Da febbraio curiamo contagiati nei letti di terapia intensiva e sub intensiva allestiti in ogni reparto e spazio disponibile». Ma come avete fatto? «Grazie alla mia équipe abbiamo formato colleghi e infermieri di altri reparti, che ringrazio, fornendo informazioni sulla patologia e assistenza per l’uso di macchine e computer regolando l’erogazione dell’ossigeno in funzione delle condizioni del paziente. Gli infermieri sono stati bravi ad apprendere coniugando teoria e pratica sul campo». Ronchi spiega anche quale sia stato il momento decisivo: «Direzione e amministrazione ci hanno sempre garantito Dpi e attrezzature. Le valvole in 3D per i ventilatori ci hanno dato entusiasmo, una grande mano per superare momenti drammatici quando si iniziavano nel Pronto soccorso gli interventi per spostare i più gravi nei reparti». E una grande mano è arrivata dall’aumento dei posti di terapia intensiva: «Sicuramente - dice Ronchi - è una chance in più, che richiede personale preparato per gestire la respirazione totalmente controllata». Il primario confida molto adesso anche sul rapporto con i medici di base della Franciacorta: «Quando sono arrivato a settembre a Chiari nell’ambito della formazione abbiamo iniziato alcuni incontri di informazione su temi relativi alla pneumologia. Adesso saranno fondamentali sia per i pazienti dimessi e guariti, che per portatori asintomatici. Le dichiarazioni inopportune, di qualche leader, sull’immunità di gregge, sono pericolose. L’influenza da Covid 19 richiede di essere affrontata precocemente: più precoce è l’intervento migliore è la risposta. E la disponibilità di un numero crescente di posti letto per intensiva e sub intensiva ha salvato molte vite». E PER CHI ESCE? «Sappiamo poco dei postumi: è una patologia nuova di cui conosciamo l’inizio e lo sviluppo ma non ci è noto esattamente cosa succede dopo la guarigione. Le prime persone sono guarite tre mesi fa, quindi manca l’esperienza globale». E dunque che cosa si può fare adesso? «Innanzi tutto rispettare l’unica regola certa e sicura: stare a casa ed evitare contatti», è la risposta di Ronchi che poi invita «a proseguire la vigilanza per chi torna a casa quanto meno per un periodo adeguato. In caso di febbre, tosse, alterazione di gusto e olfatto, affanno, avvisare il proprio medico e se persistono o si aggravano i sintomi, chiamare il 112. Inoltre, mantenere l'isolamento sociale, uscendo di casa solo se strettamente necessario per acquisti di alimentari, mantenendo una distanza minima di 1 metro dalle altre persone; e fuori di casa indossare una mascherina o un tessuto che copra naso e bocca. In caso infine di persona convivente o contatto positivo per Covid-19 rispettare le indicazioni dell’Ats». • © RIPRODUZIONE RISERVATA