Casa di riposo:
9 morti e poche
mascherine

La Rsa: i parenti possono vedere i propri cari  attraverso una vetrata
La Rsa: i parenti possono vedere i propri cari attraverso una vetrata
07.04.2020

Massimiliano Magli Nove morti in poche ore e la grande preoccupazione per gli ospiti ancora all'interno della struttura. È la tragica situazione della casa di riposo Bandera-Vezzoli di Urago d'Oglio. L'andirivieni di carri funebri ha fatto scattare l'allarme dei residenti che hanno segnalato a «Bresciaoggi» il caso della Rsa, che ha un accreditamento per 31 letti. IPOTESI che purtroppo si sono rivelate fondate: a oggi sono 9 i morti registrati nella struttura. A confermarlo è il presidente dell'ente Mario Gozzini, infuriato con le istituzioni: «Ci hanno lasciato da soli, senza alcuna linea guida. Ognuno si è dovuto muovere in ordine sparso e il risultato è che è stato difficile gestire una situazione peggiorata di giorno in giorno come in gran parte delle case di riposo bresciane. In cosa ci sentiamo traditi? Ospitiamo la fascia più debole, con la mortalità più alta per Coronavirus, e a oggi facciamo fatica a trovare le mascherine. Questi anziani, ospiti paganti di una struttura di assistenza privata, dovevano essere protetti per primi». La situazione invece si presenta di segno opposto. «Ogni giorno imploriamo mascherine – spiega Gozzini – che ci vengono date con il contagocce. Stiamo parlando di cose da Paesi in via di sviluppo ma siamo in Lombardia. Proviamo un grande dolore per le famiglie che hanno subito lutti tanto repentini e ingiusti, anche se, a oggi, non è stato possibile disporre alcun tampone nei confronti degli ospiti. Ma abbiamo battuto i pugni e abbiamo fatto cambiare questo sistema». A Urago d'Oglio si sono ammalati anche quattro operatori, due dei quali fortunatamente guariti. Dopo questa escalation di morti e contagi Gozzini ha ottenuto tamponi non solo per gli operatori ma anche per gli ospiti, che saranno sottoposti nelle prossime ore al test. «Non vi dico cosa stiamo vivendo per fare questo banalissimo test - continua Gozzini nel raccontare la tragedia della sua Rsa -. Una volta ci hanno chiesto di portare i tamponi a Chiari, poi siamo stati costretti a portarli a Brescia e adesso siamo costretti a trasportarli a un laboratorio privato di Castenedolo. Ditemi voi come si può avere sotto controllo e gestire tempestivamente la situazione. E la nostra è la voce di una piccola casa di riposo, che tuttavia subisce ogni anno decine e decine di controlli. Siamo invasi dalla burocrazia di ogni tipo, dopo di che le autorità sanitarie e politiche di fronte all’emergenza si comportano così!». Quanto ai 22 ospiti rimasti, gli operatori stanno facendo il possibile per metterli in contatto con i parenti: con le videochiamate ma anche con la possibilità di accedere al giardino sfruttando la vetrata, per avere un contatto più umano con i propri cari. Purtroppo per alcuni giorni il contatto mediante vetrata è stato sospeso, perché l'animatrice era tra le persone infettate. Ora è guarita e il servizio sarà di nuovo operativo. Ma da qualche tempo i responsabili delle Rsa hanno in mano anche la proiezione di bilancio dell'ente e, se non ci saranno interventi drastici di Regione e Governo, sarà impossibile proseguire nel pagamento del personale e nel mantenimento della struttura stessa. A Urago la situazione, anche sotto questo punto di vista, è esplosiva. •