Banco dei pegni:
si mette in coda
la sopravvivenza

La coda al banco dei pegni, conseguenza della crisi da Covid -19
La coda al banco dei pegni, conseguenza della crisi da Covid -19
Marta Giansanti26.05.2020

Si mettono in fila almeno un’ora prima dell’apertura per assicurarsi che del denaro contante faccia «compagnia» a carte di credito ormai esaurite. In cambio, però, ipotecano ciò che hanno di più prezioso. IL BANCO DEI PEGNI, a due passi dalla Loggia, ha riaperto solo da pochi giorni ma «da allora e ogni mattina – lo garantiscono alcuni gestori di negozi nelle vicinanze – la drammaticità è sotto gli occhi di tutti. Prima della pandemia lo scenario era diverso, raramente si vedeva gente in coda. Forse è per il divieto ad aspettare al suo interno nel rispetto delle misure di distanziamento o, semplicemente, sono aumentati i cittadini che richiedono questo tipo di aiuto. I mesi passati hanno rappresentato la rovina per molti ma, in qualche modo, si deve mangiare ed è urgente il bisogno di soldi». Ieri erano a decine: in poco più di tre ore si sono avvicendati all’incirca una quarantina tra uomini e donne di ogni età, nazionalità ed estrazione sociale. Perché se nell’immaginario collettivo chi «lascia in custodia» i propri averi è solo lo straniero, il pensionato di turno o il nullatenente che impegna la sua fede nuziale, la realtà è un po’ diversa. Prima la crisi del 2008, oggi il Coronavirus. L’immobilità dei mesi precedenti, la mancanza di stipendi, ha costretto troppe persone, anche le più distinte e insospettabili, ad affidarsi a soluzioni estreme: dar via oggetti di pregio, custodi molto spesso di un profondo valore affettivo, per «tirare a campare» qualche giorno o settimana in più. Colpa del complesso periodo storico danneggiato gravemente dall’epidemia, ma soprattutto di uno Stato assente, estremamente in ritardo nell’elargire aiuti economici. E la tensione sociale dovuta a una mancanza di liquidità, anche solo per fare la spesa, si fa sentire: momenti concitati ieri hanno accompagnato l’apertura del «Monti riuniti di credito su pegno». Motivo? Aggiudicarsi l’ingresso prima di tutti, ottenere dalla guardia giurata quel numeretto in serie prima di chiunque altro. Come se, entrare dopo una decina di persone o per ultimi, significasse non avere la possibilità di ottenere dei soldi. Timore, paura e esasperazione hanno innescato la miccia e tra urla, assembramenti e la minaccia di un intervento dei Carabinieri (sopraggiunti quando la «tempesta» era stata quasi completamente sedata) si è andati avanti per minuti interi. Ricomposta la fila, ognuno ha atteso il proprio turno. «Non è strano che accada – confessa una vecchietta in coda -. Dopo tanti giorni di chiusura e di attesa i cittadini hanno bisogno». Impegnare orologi, anelli, pietre preziose, perle, corallo, riscattare con sacrificio quanto era stato «prestato» o rinnovare il «contratto» di altri sei mesi: in ogni caso bussare alla sua porta è sinonimo di difficoltà e di disagio sociale ed economico. Ma da Ubi Banca – gruppo bancario a cui fa capo l’attività Pegno estesa sul territorio nazionale – tendono a chiarire: «È un fenomeno particolare ma non in stato di emergenza. Non c’è la corsa ad impegnare i propri beni e non stiamo registrando un incremento significativo dell'operatività». Secondo i dati da loro trasmessi oltre il 90% delle operazioni riguarda infatti riscatti e rinnovi; a impegnare beni, meno del 10%. Inoltre «l’istituto per venire incontro alle difficoltà della clientela ha prorogato al prossimo settembre la vendita (la messa all’asta per intenderci, ndr) dei singoli pegni scaduti, non ritirati e non rinnovati, da dicembre 2019 a giugno 2020». Scene di ordinaria criticità all’ombra della Loggia, dentro un palazzo storico, prestigioso, imponente, immagini che scompariranno dalla vista degli amanti del centro cittadino: previsto, a breve, il trasloco definitivo del Monte nel quartiere meno centrale di Bresciadue. • © RIPRODUZIONE RISERVATA