Ubi boccia l’Ops di Intesa: «È penalizzante»

Il consigliere delegato della spa, Victor Massiah
Il consigliere delegato della spa, Victor Massiah
Manuel Venturi04.07.2020

Un’offerta «non conveniente per gli azionisti», che «non tiene conto del reale valore di Ubi Banca», «favorisce solo gli attuali soci di Intesa Sanpaolo» e mira soprattutto a «eliminare la concorrenza, creando una posizione di leadership dominante in Italia, anomala tra i grandi Paesi europei e potenzialmente dannosa per il tessuto economico e sociale dei territori in cui opera Ubi». IL CONSIGLIO di amministrazione dell’ex popolare ha bocciato l’Ops di Ca’ de Sass, a poche ore dall’avvio del periodo di adesione alle 8,30 di lunedì per concludersi il 28 (salvo proroghe). Le critiche contenute nel comunicato dell’emittente, approvato all’unanimità dal Cda, partono dalla valorizzazione di Ubi, da parte di Intesa, che «non riflette» il «reale valore» della banca «e penalizza gli azionisti di Ubi rispetto» a quelli di Ca’ de Sass: questi ultimi, per Ubi, si approprieranno del 90% dei 3,2 miliardi di sinergie prodotte dall’integrazione, rileveranno i titoli dell’ex popolare con uno sconto di 1,1 miliardi di euro rispetto alla mediana delle valutazioni degli advisor di Ubi, Goldman Sachs e Credit Suisse, sul concambio, calcolata in 2,28 azioni Intesa per ogni titolo di Ubi, a fronte delle 1,7 azioni offerte dalla banca guidata da Carlo Messina. Che, grazie al badwill di Ubi (differenza tra prezzo pagato e valore del patrimonio netto), registrerà una plusvalenza di 4,6 miliardi. A presentare il documento, con cui l’ex popolare ha respinto al mittente l’Offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa il 17 febbraio scorso, sono stati la presidente del Cda, Letizia Moratti, e il consigliere delegato Victor Massiah, fermo restando che «non possiamo dare indicazioni agli azionisti». E riguardo ai soci ieri Mario Cera si è dimesso dalla presidenza del Car (19% di Ubi). Tra gli altri temi «caldi», la cessione del ramo bancario a Bper (532 filiali dell’ex popolare), in discussione se non si dovesse superare la soglia del 66,67% e ancora sotto l’esame dell’Antitrust, ma anche la garanzia dei dipendenti di Ubi - «la documentazione non chiarisce nè le aree geografiche interessate dalle uscite volontarie e dalla nuove assunzioni compensative, tantomeno quale sarà la sorte del personale impiegato negli sportelli di Ubi oggetto di cessione a Bper» e negli altri 17 oggetto degli impegni di Intesa» -, si legge. Ed ancora, i target economici sono giudicati «poco attendibili, perché i dividendi di Intesa degli ultimi anni derivano da operazioni straordinarie». Di certo, l’Ops «è stata una sorpresa, come lo è stato il fatto che non si sia fermata in questi mesi: vuol dire che siamo davvero importanti per Intesa e questo ci inorgoglisce, ma ci ha messo in difficoltà», ha detto la presidente. «Se Intesa vuole trattare, siamo a disposizione», ha poi aggiunto. A PREVALERE è la volontà di Ubi proseguire come banca «stand alone» e, se così sarà, ci sarà una seria accelerazione nelle strategie: «Vogliamo essere aggregatori, se rimarremo una banca indipendente andremo subito a cercare opportunità di M&A, cogliendo il vento favorevole che soffia da Francoforte», ha detto Massiah. La presidente Moratti ha spiegato che «il mandato del Cda al consigliere delegato è a sottoporre target di acquisizione entro la fine dell’anno». L’obiettivo è creare «il terzo polo bancario italiano», cercando partner «in Italia più che all’estero, perché gli istituti italiani li conosciamo molto bene», ha chiarito Massiah: se pochi mesi fa «eravamo vicini a un potenziale annuncio con Bper», nel caso l’Ops dovesse fallire si guarda, tra l’altro, all’istituto emiliano o a Banco Bpm. «Il mandato a potenziali operazioni straordinarie non è limitato, ci viene chiesta un’esplorazione a tutto tondo», ha concluso. • © RIPRODUZIONE RISERVATA