QUARANTA HURRÀ PER TEATRO TELAIO

Il tavolo dei relatori. Al centro Angelo  Pennacchio, fra i fondatori  della compagnia nel 1979Sala gremita per la premiazione del Telaio con la Vittoria Alata, assegnata dal sindaco Emilio Del Bono
Il tavolo dei relatori. Al centro Angelo Pennacchio, fra i fondatori della compagnia nel 1979Sala gremita per la premiazione del Telaio con la Vittoria Alata, assegnata dal sindaco Emilio Del Bono
Anna Castoldi 14.01.2020

Un teatro umanamente e socialmente necessario: è una definizione possibile dell'avventura iniziata quarant'anni fa, quando Angelo Pennacchio fondò insieme a Emanuela Cucchi la compagnia Teatro Telaio. Una storia intessuta nel tempo con l'aiuto e l'amore di tante persone diverse; alcune rimaste, altre perdute e qualcuna, come la stessa Cucchi, scomparsa. A tutte appartiene il Premio Vittoria Alata consegnato ad Angelo Pennacchio dal sindaco Emilio Del Bono, riconoscimento della capacità invisibile ma essenziale di trasformare i cittadini e la città. Nato a Brescia nel 1979 da un gruppo di amici, si distingue dalle compagnie coeve per l'impegno sociale e politico: «Il piccolo principe» è il primo spettacolo rappresentato. Dopo anni dedicati ad approfondire il filone del «terzo teatro», sulle orme di Barba e Grotowski, la compagnia vira verso il teatro per ragazzi e famiglie che ne diventa la cifra stilistica. Dal 1998 organizza nelle scuole la rassegna «Storie storie storie» e dal 2000 propone ogni estate il festival itinerante «Il canto delle cicale», a contatto con la natura. Una storia raccolta nel libro «40 anni», composto dalle voci delle persone che hanno accompagnato Teatro Telaio per quasi mezzo secolo: attori e amici, elettricisti e artisti, tecnici e spettatori si raccontano accanto alle foto con una frase, un pensiero, una poesia. «ABBIAMO evitato una scansione cronologica - spiega Stefania Landi, membro della compagnia - preferendo seguire la logica del telaio, che intreccia in ordine imprevedibile fili di colore diverso, generando l'incontro». ALLA CONSEGNA del premio sono stati interpellati tre giornalisti che negli anni hanno seguito l'evoluzione di Teatro Telaio, dandone testimonianza in recensioni e articoli. Paola Carmignani riflette sull'importanza del teatro nella formazione della città: «Grazie ai teatranti di qualità Brescia è più europea. È importante proporre il teatro sin dalla tenera età: così può attecchire». Il «nostro» Francesco De Leonardis ritorna ai primi anni del Telaio: «Era nato da pochi anni il Centro Teatrale Bresciano - rievoca - un teatro pubblico, stabile, che sarebbe arrivato a un livello nazionale. In quel periodo di fermento culturale Teatro Telaio andò a coprire un'area ancora inesplorata, proponendosi allo spettatore in maniera accattivante». Questo inedito approccio, sviluppato anche nel corso di innumerevoli laboratori, ha permesso ai giovanissimi di allenare la propria sensibilità: «È un gruppo unico - afferma Nino Dolfo -. Ho avuto la possibilità di vedere alcuni spettacoli in veste di nonno: si respirano condivisione e convivialità». Il fondatore Pennacchio, oggi direttore artistico della compagnia, spende molte parole per i ringraziamenti e poche per se stesso: «Sono molto soddisfatto delle nostre produzioni, in particolare di Nido, ultimo capitolo della trilogia degli affetti». In «Nido» due uccelli si prendono cura di un uovo. Senza parole, parla ai bambini dei genitori prima della loro nascita di quell'entusiasmo e trepidazione e amore con cui hanno atteso che venissero al mondo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA