The Winstons: show bresciano in nome di «Smith»

Gabrielli,  Gitto e Dellera hanno collaborato con Nic Cester e Mick HarveyThe Winstons nella loro nuovo dimensione targata 2019
Gabrielli, Gitto e Dellera hanno collaborato con Nic Cester e Mick HarveyThe Winstons nella loro nuovo dimensione targata 2019
Claudio Andrizzi 14.11.2019

La Latteria Molloy apre le danze di un weekend particolarmente intenso richiamando The Winstons: già ospite in passato sul palco del locale in via Marziale Ducos, il supergruppo formato da Enrico Gabrielli dei Calibro 35 con Roberto Dellera degli Afterhours ed il batterista Lino Gitto (Ufovalvola) ritorna questa sera per presentare i brani del nuovo album «Smith», uscito lo scorso 2 ottobre. È una serata che promette sonorità raffinate e intriganti. In apertura ci sarà l’esibizione live di The Lancasters. Inizio alle 22, ingresso 10 euro ridotto a 8 per chi prenota la cena (all'indirizzo info@latteriamolloy.it). ORMAI dei veri e propri habituè in casa Molloy, dove si esibirono anche nel 2017 con il loro personalissimo omaggio live ai cinquant’anni del primo album dei Pink Floyd «The piper at the gates of dawn», The Winstons sono un progetto trasversale presentatosi fin dall'inizio come una sorta di strana, finta «family band» un po' alla Ramones (i tre componenti venivano annunciati come Enro, Rob e Linnon Winstons). Fin dall'inizio il trio si è distinto per una palese dedizione verso suoni, band e atmosfere del progressive rock inglese, con in primo piano il mitico Canterbury sound di fine anni ’60, rendendo omaggio a gruppi ed artisti mito come i Gong, i Soft Machine di Robert Wyatt o Kevin Ayers. Tre anni fa l’omonimo album d'esordio «The Winstons», tra psycho, garage e jazz. Al loro attivo anche un singolo con una cover di «Golden Brown», indimenticata hit dei britannici Stranglers, stampato in sole 450 copie in vinile color oro. PIÙ RECENTEMENTE è arrivato il già citato «Pictures at an exhibition», con il quale The Winstons si sono misurati con la composizione di Musorgskij citando inevitabilmente anche gli Emerson Lake and Palmer dell’omonimo album. «L'album nuovo nasce da alcune session londinesi nell'ex studio di Mike Oldfield oltre che da altri tour de force in vari studi italiani – dicono i tre “fratelli”- “Smith” avrebbe dovuto essere doppio, ma alla fine abbiamo optato per un lavoro unico capace di rappresentare al meglio la band hic et nunc, nella nostra dimensione attuale». Così è nato «Smith», 2 tracce contrassegnate da feat importanti come quello di Nic Cester (ex Jet) nella conclusiva «Rocket Belt», o quello di Mick Harvey (Bad Seeds) in «A man happier than thou», mentre Richard Sinclair dei Caravan interviene in «The Winstons Impotence». Il titolo allude al protagonista di «1984» di George Orwell, che si chiamava - guarda caso - Winston Smith. • © RIPRODUZIONE RISERVATA