Severino, 90 anni di genio per il filosofo dell’eterno

Emanuele Severino
Emanuele Severino
Luciano Fioramonti 26.02.2019

MILANO «Avvicinarsi alla morte è avvicinarsi alla gioia, ma alludo al superamento di ogni contraddizione che attraversa la nostra vita perchè siamo costantemente nello squilibrio e nell’instabilità: non ci attende la reincarnazione o la resurrezione, ma qualcosa di infinitamente di più». Così scrive e ripete spesso, nelle sue lectio e nei suoi incontri, Emanuele Severino, 90 anni oggi. Un pensiero radicale, il suo, che per la negazione del «divenire» lo ha portato ad un conflitto con la chiesa cattolica al punto che nel 1968, 4 anni dopo aver pubblicato «Ritornare a Parmenide», su sua richiesta venne istruito un processo dall’ex Sant’Uffizio, che dichiarò la sua filosofia incompatibile con il cristianesimo. Un pensiero che Severino, considerato uno dei più grandi filosofi, scrittori e intellettuali viventi, coltiva facendo riferimento, oltre che a Parmenide, ad Aristotele, Eraclito, Hegel, Nietzsche, Leopardi. Per il filosofo l’Occidente vive nel nichilismo, ovvero nella convinzione che tutte le cose escono dal nulla e vi fanno ritorno. Nei numerosi libri pubblicati dagli anni ’50 ad oggi, Severino mostra invece che tutto, anche le cose più insignificanti sono eterne per necessità e la convinzione che tutte le cose escono dal nulla e vi fanno ritorno è la «follia estrema». Il 2 marzo Brescia, la città dove è nato il 26 febbraio del 1929, lo festeggerà con una giornata tra riflessione e teatro, «Orestea/ Al centro del Vortice». Fulcro dell’evento l’Orestea di Eschilo, che Severino tradusse nel 1985 per Rizzoli. •