IL CAPITANO TRA I GHIACCI

Bepi Magrin sul crinale di Punta San Matteo, a 3680 metri, mentre guida gli operatori di ripresaL’attore che interpreta l’ ufficiale scomparso a Punta San MatteoIl capitano Arnaldo Berni
Bepi Magrin sul crinale di Punta San Matteo, a 3680 metri, mentre guida gli operatori di ripresaL’attore che interpreta l’ ufficiale scomparso a Punta San MatteoIl capitano Arnaldo Berni
Nicoletta Martelletto 24.09.2019

È una delle vicende ancora irrisolte della Grande Guerra. Riguarda il corpo di un ufficiale che i ghiacci non hanno mai restituito. Morì il 3 settembre 1918, nella battaglia più alta della Storia, quella a Punta San Matteo, poco meno di 3700 metri. Chi non ha mai smesso di cercarlo è Bepi Magrin, vicentino di Valdagno, alpinista e storico, tenente colonnello degli alpini in pensione, protagonista di spedizioni artiche e di viaggi di esplorazione. Tra le 70 pubblicazioni che portano la sua firma, una del 2011 per l’editrice Alpinia, è stata ristampata più volte perché riguarda proprio questa appassionante e tragica vicenda: «Il capitano sepolto nei ghiacci», quel giovane Arnaldo Berni di Mantova, membro de 5° Reggimento Alpini Battaglione Alpini Skiatori Monte Ortles. «Il suo reparto operò sulle cime e le valli dell’Ortles nell’ultimo anno di guerra e si profuse nella conquista del San Matteo il 13 agosto 1918 - riassume Magrin -. A breve distanza di tempo il 3 settembre, gli imperiali con una operazione che vide impegnati complessivamente circa 600 uomini dopo un pesante bombardamento riconquistarono la vetta. Fu lì che il capitano di soli 24 anni fu travolto all’interno di una galleria di ghiaccio crollata per lo scoppio di una grossa granata». Da allora la salma dell’eroe è stata a lungo cercata dapprima dall’attendente alpino Giacomo Perico e poi da Magrin che ha compiuto oltre 40 salite in vetta, specie in occasione di estati in cui il disgelo si è fatto imponente. Ora da quel libro è stato ricavato un documentario che andrà in onda per la prima volta lunedì 30 settembre su Sky, per History Channel alle 21.50, realizzato con largo impiego di mezzi e di due elicotteri dell’Ale di Bolzano. «I giornalisti non arrivano fino a noi e così le gesta dei nostri soldati che qui hanno veramente del prodigioso non vengono raccontate e si perdono»: lo scriveva proprio il capitano Berni nelle due lettere, simbolo di una guerra giocatasi a quote inarrivabili, dove si è combattuto in condizioni al limite dell’umano. La regia è di Matteo Raffaelli, già premio della critica per Mareyeurs al Migranti Film Festival; la produzione di Marco Nereo Rotelli e Elena Lombardi di Art Project con Istituto Luce Cinecittà, produttore associato HF4, col patrocinio del Comune di Mantova e Mantova Film Commission. Ci sono voluti quasi 12 mesi per ultimare le riprese che hanno seguito il meteo e l’andamento delle stagioni: sono stati coinvolti gli alpini ed in prima persona Bepi Magrin per guidare gli operatori sul luogo dei combattimenti e delle trincee italiane e austriache a poca distanza. BERNI con i suoi uomini difendeva Cima San Matteo, 3.680 metri, strappata agli austro-ungarici dal 18 agosto. Ai primi di settembre le truppe nemiche contrattaccarono violentemente, sottoponendo i soldati italiani ad una pioggia di fuoco impressionante. Berni morì e il suo corpo non venne trovato, rimanendo sepolto sotto i ghiacci. Anno dopo anno lo scioglimento dei ghiacci, determinato dal riscaldamento globale, potrà forse rivelare gli ultimi segreti custoditi da questa montagna. Due spedizioni sulla vetta del ghiacciaio dei Forni, il più grande d’Italia, portano nei luoghi impervi dove gli alpini conquistarono il San Matteo per poi riperderlo. Il documentario segue l’esercito italiano e il Corpo degli alpini con Magrin nella missione in quei luoghi per raccogliere informazioni sul capitano. E l’oggi si intreccia ai filmati dell’archivio dell’Istituto Luce-Cinecittà e alle immagini inedite del ritrovamento di corpi di soldati mummificati. •