DON ROSA, VERO UOMO DEI PAPERI

Il fumettista e illustratore statunitense Don Rosa durante l’incontro a Lucca Comics La copertina della sua opera omnia «Paper Dinastia»
Il fumettista e illustratore statunitense Don Rosa durante l’incontro a Lucca Comics La copertina della sua opera omnia «Paper Dinastia»
Ciro Alessandro Sacco 05.11.2019

Nell’ormai lontano 1995 l’Italia viene messa a rumore da un evento atteso da moltissimi e che sembrava destinato a non avverarsi mai. Articoli in prima pagina su grandi quotidiani, servizi in prima serata su telegiornali, richieste di commento a ogni genere di personalità. Cos’era successo? La mostra mercato Lucca Comics (oggi Lucca Comics & Games) aveva invitato uno sconosciuto (da noi) autore disneyano, Don Rosa, che aveva realizzato una splendida biografia a fumetti del celeberrimo Zio Paperone (La Saga di Paperon de’ Paperoni) e in una vignetta di una delle sue storie si mostravano i genitori di Paperino… Don Rosa comprende quanto grande sia la popolarità in Italia di personaggi che negli Stati Uniti, a livello di fumetto, sembrano dimenticati. È passato quasi un quarto di secolo e Don Rosa è tornato nuovamente in Italia nei giorni scorsi, ancora una volta ospite di Lucca Comics & Games, come la fiera si chiama adesso. Ospite dell’editore italiano dei suoi fumetti, ha firmato copie (con quasi trecento persone ad attenderlo!) e incontrato la stampa in una conferenza riservata dove ha raccontato molto e anche destato qualche amarezza tra i presenti. Rosa è noto, soprattutto in Europa ma più recentemente anche negli Stati Uniti, per la pubblicazione della Saga di Paperon de’ Paperoni che con il tempo di è anche accresciuta di nuovi episodi. In questa grande serie Zio Paperone non è inserito in un eterno presente ma indefinito, è invece parte della storia con la S maiuscola, da quando lascia la natia Scozia nel 1880 (a soli tredici anni) e diventa il papero più ricco del mondo nel 1947 chiudendosi in un isolamento che rompe solo quando invita Paperino e Qui Quo Qua nella sua residenza di montagna, tornando a vivere avventure e imprese senza pari. Informalmente (la morte per la Disney resta un tabù quasi assoluto) Don Rosa dà anche una data di morte per Zio Paperone, il 1967, dopo cento anni di una vita senza eguali prima o dopo. Nella sua lunga vita incontrerà personaggi storici come Theodore Roosvelt e Wyatt Earp e gira per l’intero pianeta in cerca della ricchezza che anela. Nel corso della conferenza stampa Don Rosa ha detto esplicitamente che non scriverà e disegnerà più alcuna storia a fumetti disneyana perché gli editori hanno «totalmente distrutto» il suo desiderio di raccontare storie a causa del pessimo trattamento economico che ha ricevuto e riceve. Ha fatto notare che anche gli editori esteri lo invitano per promuovere i suoi libri ma non gli offrono alcun compenso o se lo fanno è di un importo irrisorio. Per reazione quindi ha reso il suo nome un marchio registrato, ma anche così quando negozia le royalty che riceve sono sempre più basse perché gli editori hanno pretese di guadagno sempre più alte. Nondimeno, lui viaggia volentieri (se possibile con la moglie) non per gli editori ma per gli appassionati e gli ammiratori che sempre numerosissimi affollano le sue sessioni di autografi. Don Rosa ha anche confrontato il successo del suo lavoro in Europa con la quasi totale indifferenza del pubblico statunitense che se riconosce i Paperi è grazie a serie come Duck Tales, che Don Rosa non approva e ritiene un distorcimento del lavoro suo e del suo mentore spirituale Carl Barks. A QUESTO proposito durante le manifestazioni statunitensi espone un grande cartello con la scritta «Questo non è Duck Tales!» onde tenere lontani visitatori un po’ confusi. Don Rosa attribuisce questa situazione alla preminenza, perlomeno nelle manifestazioni fumettistiche da lui frequentate, dei supereroi che considera la forma dominante in assoluto nel mercato statunitense e paragona sfavorevolmente alla pluralità di soggetti presente nel mercato fumettistico europeo. Ha affermato che gli europei «pensano con la propria testa» mentre gli statunitensi pensano «in un solo modo» ma senza nulla togliere a questo grande autore anche il settore fumettistico statunitense è molto cresciuto e diversificato negli ultimi dieci anni ma in libreria, non nelle manifestazioni specialistiche di massa. Nel complesso comunque un incontro assai interessante con uno dei più noti autori completi a livello internazionale. L’Italia ha già avuto una narrazione «storica» con la saga Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi scritta dal leggendario Guido Martina (padre delle Parodie Disneyane, genere di eccezionale fortuna in Italia e all’estero) e che vede i protagonisti passare dall’antico Egitto agli anni ’60 della Corsa alla Luna. Ma l’opera di Don Rosa resta un unicum eccezionale per qualità e ricerca storica: speriamo di poterlo rivedere ancora. •