Viaggio nel presente per trovare il passato Il dramma delle foibe

Paolo Tedeschi 08.03.2019

Una mostra per ricordare una delle pagine drammatiche del forzato esodo dei circa 300mila profughi istriani, fiumani e dalmati costretti con la violenza e l’intimidazione a lasciare gli ex-territori adriatici orientali italiani a seguito della disfatta dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale. Parliamo della «pulizia etnica» subita, si stima, da circa undicimila cittadini italiani (militari, ma anche civili, donne, anziani e bambini) uccisi dalle formazioni del maresciallo Tito. In parte gettati, a volte ancora vivi o gravemente feriti, nelle foibe. Spesso si trattava di membri della stessa famiglia o di conoscenti legati tra loro con corde e poi gettati e lasciati morire dopo lunghe agonie in queste cavità naturali a strapiombo molto diffuse nel Carso e in Istria. L’iniziativa è dell’Assessorato alla Cultura retto da Lucia Chiaraschi che si è avvalsa del lavoro del fotografo clarense Cesare Morstabilini. «Per quasi cinquant'anni il silenzio della storiografia e della classe politica ha avvolto questa carneficina che testimonia l'odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia gli italiani non comunisti» spiega l’assessore Chiaraschi «una ferita ancora aperta che il 10 febbraio 2005 il Parlamento Italiano ha deciso di ricordare con la giornata del Ricordo». Dall’8 al 17 marzo nella Sala Nicolini la mostra «Tra passato e presente: le foibe, immagini di un dramma» (ogni giorno 9-12 e 15-19) consente di farsi un’idea su questo incredibile dramma. Le circa 200 foto esposte scandagliano i luoghi, i carnefici e le vittime di questa mattanza. LE FOTOGRAFIE contemporanee sono il risultato di un paziente lavoro di Morstabilini durato tre inverni, che ha percorso in lungo e in largo circa 5mila chilometri fra il Carso, l’Istria e la Dalmazia, fra mulattiere, sentieri, strade sterrate, visitando casolari e piccoli villaggi alla ricerca, tutt’altro che facile, di informazioni. I dati storici arrivano dall’Archivio dei Musei Provinciali di Gorizia, con i quali Morstabilini ha instaurato stretta collaborazione. I testi, oltre che di Morstabilini, sono della conservatrice dei musei Alessandra Martina e di Giuseppe Barbieri. •