MATTICCHIO SENSO E SEGNO

Brescia, Galleria dell’IncisioneSenza titolo (Selfie Mary Shelley e Frankenstein)
Brescia, Galleria dell’IncisioneSenza titolo (Selfie Mary Shelley e Frankenstein)
Sara Centenari 19.01.2019

Se dalle pagine di un giallo emergesse l’immagine di un «mostro» che si fa un selfie con una fanciulla dalla veste candida, il lettore avrebbe subito un brivido d’orrore. Ma siccome di giallisti e tragedie - di cronaca o di fiction - sono già sature le nostre giornate, ecco arrivare un artista puro come Matticchio a sparigliare carte e consuetudini: la ragazza è Mary Shelley e il semi-sorridente bruto che si autoimmortala con lei è nientemeno che la sua creatura di inchiostro, il suo Golem: Frankenstein. Le tavole di china e acquarello imbevute d’ironia sulla Bella genitrice letteraria di un’apparente Bestia (più umana degli «antropomorfi» per natura) sono alla Galleria dell’Incisione, tempio di eleganti geniali mostre in via Bezzecca 4. Lasciamo Frankenstein dondolarsi in altalena sopra un baratro, spinto da Mary, per imbatterci nella giungla urbana degli animali protagonisti di «Provviste per l’inverno», titolo preso da una delle tavole che l’illustratore e pittore nato a Varese nel ’57 ha realizzato per Internazionale e che ora puntellano i mesi di un calendario pieno di invenzioni: quello che la rivista dona ai suoi abbonati o ai lettori che hanno acquistato l’edizione speciale «Storie». C’È L’UNICORNO che incarna la perfezione e l’avveramento dei sogni e che, in barba alla sua fama, coltiva desideri in prima persona (ops! in primo quadrupede) spedendoli via posta aerea e poi c’è un «cane puliziotto» che commuove, nella sua natura ibrida solo in apparenza: sembra nei primi istanti un’umoristica trovata formale, giocata sulla confusione tra il pelo vaporoso di un cagnolino e la forma di un arnese per le faccende domestiche ma basta un minuto perché emergano i rimandi a secoli di rappresentazioni figurative attorno al concetto di ibrido, di mascheramento e metamorfosi. È come dice Guido Scarabottolo, che ha compilato una sorta di decalogo per la rivista Doppiozero attorno all’universo Franco Matticchio: ogni suo disegno «è l’ingresso di un labirinto ma fortunatamente ne è anche l’uscita» e «la semplicità e la semplificazione sono due cose completamente diverse e FM lo dimostra». «LE TAVOLE mostrano l’alta qualità tecnica delle illustrazioni di questo artista che ha lavorato per Ilsole24 ore, Linus, Salve oltre ad aver creato le copertine di molti libri, come quella in mostra per “I milanesi ammazzano al sabato“ di Scebanenco» racconta tra lampi di riflessiva passione per la materia trattata Chiara Fasser nella sua galleria, che è una wunderkammer di possibilità, con l’architettura del contenitore che si fonde alla perfezione con le tipologie di mostre ospitate. «Ma poi emerge in quasi tutte le opere questa capacità di giocare su piani diversi e creare una profondità rara. È il caso di quest’opera in cui Matticchio cita un’immagine del grande fotografo americano Eugene Smith che ritrae due bambini. L’illustratore italiano cita lo scatto, aggiungendo come osservatore una strega, ampliando lo sguardo dunque ad altre citazioni, al mondo della fiaba: la strega li vede allontanarsi e a noi rimane una certa suggestione di speranza». La vivacità dell’auto-affermazione femminile della giovane ragazzina di «Non sono stata io» che dichiara la sua identità attraverso una negazione, oppure le folate di malinconia dello spassoso Jones; le «tettine della diciotenne» dell’israeliano Etgar Keret per Feltrinelli. E poi tanti altri calembour e giochi linguistici creati senza usare il linguaggio verbale. Cose «sensa senso» che vale la pena correre a vedere, a qualsiasi età, entro il 27 gennaio. La mostra, cui l’artista ha presenziato il giorno dell’inaugurazione e per la quale l’autore ha creato anche due incisioni originali, è infatti prorogata: è la sesta volta che la galleria di Brescia crede nell’autore e lo celebra, così come ha fatto nel 2017 a Parigi nella sua galleria di rue Martel anche Rina Zavagli, moglie di Lorenzo Mattotti. Illustratore bresciano tra i più visionari della contemporaneità che ha, a sua volta, ha sempre creduto negli scartamenti laterali, improvvisi e colmi di tenerezza, del treno della fantasia disegnato da Matticchio. •