Martinengo, animali tra arte e scienza

Luca Longhi, «Dama con unicorno»,  olio su tavola, 132 x  98cm
Luca Longhi, «Dama con unicorno», olio su tavola, 132 x 98cm
Francesco De Leonardis 19.01.2019

Documentare come gli animali costituiscano uno dei soggetti più frequentati nella pittura tra il XVI e XVIII secolo è l’intento della mostra, che si è aperta a palazzo Martinengo. «Gli animali nell’arte dal Rinascimento a Ceruti» (fino al 9 giugno) è curata da Davide Dotti e organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo con il patrocinio di Provincia e Comune di Brescia, Regione, Camera di Commercio di Brescia e Wwf. All’inaugurazione sono intervenuti Roberta Bellino, presidente dell’associazione culturale Amici di Palazzo Martinengo, Samuele Alghisi, presidente della Provincia di Brescia, Paola Brambilla, delegata per la Lombardia del Wwf, e il curatore. Supporto scientifico alla mostra è stato fornito dal Dipartimento di Scienze Naturali e Zoologia dell’Università di Pisa, che ha studiato i 135 animali presenti nei dipinti per ricavarne informazioni sulle razze antiche e sulla loro evoluzione nel corso dei secoli. Gli animali sono del resto all’origine della storia dell’arte, dal Paleolitico, quando gli uomini dipingevano nelle grotte figure di tori, di cervi e di cavalli, fino ai nostri giorni. In mezzo, c’è poi tutta la pittura di soggetto biblico, nella quale abbondano animali di ogni tipo, dal bue e l’asinello della Natività, agli animali che divengono attributi dei santi, alle fiere dell’Antico Testamento. E c’è però nel tardo Rinascimento e nel Barocco un atteggiamento «scientifico» che porta gli artisti a raffigurazioni di realistica precisione spesso nella forma di ritratti. La mostra, che presenta 75 dipinti, concentra l’attenzione sui pittori del Manierismo e del Barocco fornendo al visitatore una convincente metonimia di questo mare magnum animalesco. Tra gli autori più noti ci sono il Guercino, Giacomo Ceruti con un nucleo significativo di opere, il Grechetto, Antonio Campi, il Bachiacca, Rosa da Tivoli, i bresciani Faustino Bocchi e Giorgio Duranti. Il percorso non è cronologico né procede per scuole, ma si sviluppa in dieci sale tematiche che indagano la pittura a soggetto sacro e quella a soggetto mitologico e offrono sezioni dedicate a cani, gatti, uccelli, pesci, rettili, animali della fattoria. Al piano superiore le scene di caccia (malgrado il Wwf): dopo la sezione umana dedicata a nani e pigmei, ecco in chiusura la pittura di animali esotici e fantastici. •