Leggenda Fausto
«L'uomo e il mito»

Il passaggio di borraccia tra Fausto Coppi e Gino Bartali:  uno degli scatti sportivi più celebri della storiaIl giornalista Angiolino Massolini durante l’incontro di Rezzato
Il passaggio di borraccia tra Fausto Coppi e Gino Bartali: uno degli scatti sportivi più celebri della storiaIl giornalista Angiolino Massolini durante l’incontro di Rezzato
Vincenzo Spinoso 09.01.2020

Coppi e Bartali, Bartali e Coppi. Un binomio di leggende la cui rilevanza sportiva è stata superata, addirittura surclassata dal loro carisma, da una personalità che ha fatto di loro due simboli del XX secolo. Avvinghiate ai nomi di questi due campionissimi del ciclismo ci sono storie, aneddoti, memorie di un’Italia che fu. Ricordi ed emozioni che trascendono le rispettive fazioni, per esaltare la nobiltà di uno sport logorante, che è stato capace di lanciare l’Italia sulla vetta del mondo in epoche diverse, nel Secondo Dopoguerra con Fausto Coppi e Gino Bartali, in epoca più recente con Marco Pantani. IL PROTAGONISTA del nono incontro della rassegna «Il piacere di conoscere», ieri alla sala civica del Comune di Rezzato, è stato lo storico giornalista di Bresciaoggi Angiolino Massolini, il quale ha provato a trasmettere la propria esperienza ultra-cinquantennale nel campo delle due ruote con un accorato viaggio a ritroso nel mito di Coppi, inscindibile, quest’ultimo, da quello del rivale-amico Bartali. La carriera e la figura di Coppi hanno scritto pagine di storia sportiva e sono entrate nella leggenda non solo per la devastante falcata che ha permesso a Fausto di essere uno dei ciclisti più dominanti di sempre, ma anche per la tragica e improvvisa dipartita di un uomo apparentemente invincibile, stroncato da una puntura di zanzara che ha instillato in lui il morbo della malaria. Nel racconto appassionato, entusiastico, capace di incuriosire di Angiolino Massolini c’è tutto: il Coppi pubblico e le sue vittorie, che nemmeno i numeri sono in grado di esaurire appieno; il Coppi che compie le prime pedalate per portare il pane da bambino e si scopre presto fuoriclasse, che viene «ingaggiato» da Bartali per esserne il gregario e che finisce per superare. Ma c’è anche il Coppi privato, che sfida non solo il mondo sportivo, ma anche l’ottusità della morale coeva per sposare la «Dama Bianca» Giulia Occhini; che vola in Sud America per dare al figlio Faustino il proprio cognome. Atteggiamenti, questi, che evidenziamo il carisma e il carattere di un uomo che era forte mentalmente e fisicamente per natura, con «una capacità polmonare di 7,5 litri e due quadricipiti di acciaio che, se li prendevi a pugni, eri tu a farti male», racconta Massolini. IL GIORNALISTA, vicino per 20 anni a Gino Bartali, tiene in modo particolare a sottolineare l’amicizia che ha legato questi due straordinari sportivi, un sentimento di indubbia sincerità, dettata non solo dal fatto che Bartali «è stato il primo a essere informato e ad esprimere cordoglio per la morte del collega - confida Massolini - ma anche da una stima sportiva che superava qualsiasi rivalità. Quando facevo sostanzialmente il dattilografo per Bartali, che commentava il Tour de France per l’Equipe, lui nel suo commento ripercorreva per filo e per segno ogni mossa di Fausto. Ricordava ogni attacco, ogni scatto, ogni tattica. E ricordate - rammenta Massolini - che la tattica nel ciclismo l’ha introdotta proprio Fausto. Al giorno d’oggi è fondamentale, prima di lui non esisteva». FAUSTO COPPI è stato un precursore, non solo per aver introdotto il concetto di dieta mirata, ma anche perché «fu il primo a “pataccare” una maglia con uno sponsor, ad avere un rapporto straordinario con il pubblico e a volere la spettacolarizzazione del ciclismo, le cui corse infatti terminavano in stadi sempre pieni. Fausto voleva che gli spettatori fossero ripagati con qualcosa in più dei dieci secondi in cui passano i ciclisti». Coppi è diventato un mito perché «sapeva coinvolgere la gente, anche attirandosi qualche critica, perché aveva un rapporto fantastico con i gregari, tant’è che Carrea e Milano andavano tutti i mesi a Castellania per rendergli omaggio. Di Coppi - aggiunge Massolini - si conosce poco il lato filantropico, ma era solito donare premi ad associazioni di volontariato. È stato legato a Brescia, in particolare a Calvisano, dove ha vinto il suo ultimo circuito e dove era solito alloggiare al Gambero. Mi piace collocarlo a fianco di Pantani: due fuoriclasse che hanno esaltato la folla e se ne sono andati in maniera incredibile, forti come querce, ma indifesi negli ultimi istanti della loro vita». • © RIPRODUZIONE RISERVATA