Il museo che scava, l’esempio di Paestum

Uno dei templi greci del parco archeologico di Paestum
Uno dei templi greci del parco archeologico di Paestum
F.SAG.19.01.2020

Da luogo di scavo a luogo che scava. Potrebbe sintetizzarsi così l’esperienza di rinnovamento del Museo - Parco Archeologico di Paestum avviata dal nuovo direttore Gabriel Zuchtriegel. Modello di riferimento per tutte le realtà dotate di autonomia gestionale e finanziaria coinvolte dalla riforma Franceschini. Ma non solo. «Anche un’istituzione molto diversa come i Musei Civici di Verona può trarvi spunto di ripensamento della propria funzione», ha ribadito la direttrice Francesca Rossi, all’incontro si è svolto alla Gran Guardia di Verona sulle attuali sfide dei musei italiani. Intervento partecipatissimo «Il Museo che scava», dove oltre ai risultati delle recenti campagne di scavo condotte nell’antica Poseidonia, l’esperto di archeologia magno-greca ha raccontato vecchi e nuovi scenari dell’archeologia nostrana: «I musei devono tornare a fare ricerca», ha detto Zuchtriegel, «primo perché sotto i nostri piedi c’è ancora tanto da scoprire, e non tutto è compito delle università, poi perché se ci accontentiamo di quanto tramandato dai predecessori, rischiamo di consegnare ai posteri una storia mummificata. Ogni rinvenimento può infatti restituire un contesto storico culturale talvolta del tutto nuovo». A dirlo sono anche i recenti lavori di riqualificazione condotti a ridosso delle mura di Paestum, da cui sono riaffiorati elementi decorativi attribuibili a un “quarto tempio”, «che ipotizziamo essere o un sacello dorico o un porticato di inizio V secolo a.C.». Il manufatto «doveva essere molto più piccolo degli altri tre templi sacri presenti nel parco. Pensiamo potrebbe dunque trattarsi di un prototipo di architettura classica». LA FOTOGRAFIA finale, sorretta dal quasi congiunto ritrovamento di strutture in legno, qualificabili come abitazioni pre-romane, «è quella di nuova Magna Grecia. Di città coloniche (come erano pure le vicine Cuma, Sibari, ecc…) che pur conservando echi di grecità, iniziavano a sviluppare una civiltà e identità loro propria. Basata su reciproche contaminazioni». Ecco che il ruolo dell’archeologo «non può più limitarsi a disseppellire reperti da parcheggiare in un museo. Bensì continuare a ri-leggere il passato». E quello dei luoghi di conservazione dei beni culturali, è un compito nuovo: per esempio alla sera, in mezzo al fascino dei templi illuminati, in estate si allestiscono concerti jazz e spettacoli per far vivere il sito museale anche con altre forme. «Dobbiamo diventare più accessibili (il parco campano lo ha fatto aprendo i depositi al pubblico, ospitando laboratori per famiglie e ragazzi, anche autistici, abbattendo barriere fisiche ed economiche) e parlare i linguaggi di oggi», conclude il nuovo direttore del parco archeologico di Paestum. Un esempio, secondo l’assessore alla Cultura di Verona Francesca Briani, «anche per i nostri musei». •