Franzinelli e Carlotto il noir tra storia e fantasia

Il libro di Franzinelli, Mondadori«Senza sapere quando» racconto di Carlotto per «Sbirre», Rizzoli
Il libro di Franzinelli, Mondadori«Senza sapere quando» racconto di Carlotto per «Sbirre», Rizzoli
Alessandra Tonizzo 16.04.2019

Trovarsi di notte a parlar del nero contagia. Ben più di mille le sue sfumature, suadenti come boccata di fumo all’appostamento, violente come manganello sui denti scoperti. Massimo Carlotto e Mimmo Franzinelli, il romanziere e lo storico, gli si parano davanti. Disarmati, coscienti. «LA STORIA, IL NOIR» è il primo paso doble per «Oltreconfine», festival di letteratura-musica-cinema diretto da Stefano Malosso. Al teatro parrocchiale di Angolo Terme (oggi alle 20.45) due tra gli uomini più diversamente letti del Belpaese confrontano rotte, deragliamenti. A legarli, anzitutto, un colore assente, quello adatto al buio – dello Stilnovo tutto noir, degli avvenimenti cupi propri allo Stivale (che fu). «Fascismo anno zero» (Mondadori) è lavoro franzinelliano fresco di stampa. L’autore, fra gli altri, di «Le stragi nascoste» e «Bombardate Roma!», continua a rischiarare Ventennio e Italia repubblicana con la dovizia del ricercatore, la responsabilità del traduttore. «Avventurarsi dentro segreti passati, documenti che portano a terreni incogniti, sostanzia parte della motivazione del mio lavoro - confessa Franzinelli -, mosso da curiosità civile». Milano, piazza San Sepolcro, Palazzo Castani. Lo zoom sull’Anno zero ha data certa: 23 marzo 1919. Lì l’ex socialista Benito Mussolini fondò i Fasci italiani di combattimento, così piantò il seme del «diciannovismo», chimica violenta, fisica e verbale. Passato un secolo, se ne vedono i gangli: in 200 schede, i profili mai pubblicati di coloro che sottoscrissero il debutto del fascismo. Arditi, futuristi, reduci, massoni, socialisti, sindacalisti rivoluzionari, anarchici. «Mussolini teneva insieme tutti e tutti strumentalizzava col proprio carisma. Sentendosi unico, superiore. Poi, d’un tratto, li gettava via. O si allontanavano loro, rendendosi conto della sua contraddittorietà, del passaggio fulmineo da una linea all’altra. Insomma: cose di ieri, ma cose di oggi». Dall’incontro ravvicinato «Oltreconfine», aspettative superlative. «Questo dialogo a voce alta? Una suggestione. Invidio (e stimo) l’amico Carlotto. Ben mi piacerebbe, a volte, svincolarmi dai binari obbligati di note, postille… volare più liberamente», dice lo storico. «Franzinelli custodisce un punto di vista illuminato, sa riproporre la Storia. Ci lega il contatto con la realtà, il voler raccontare un tempo e un luogo. Solo ch’io guardo a Raymond Chandler», dice il romanziere. Ancor tonico da «Senza sapere quando», racconto poliziesco entro raccolta corale al femminile, «Sbirre» (Rizzoli 2018), il padovano hardboiled maneggia confidente la verosimiglianza. «Parto dai fatti post inchiesta giornalistico-investigativa. Poi miscelo con la finzione narrativa. Il lettore deve avere la percezione precisa di trovarsi di fronte a spezzoni di verità». Anna Santarossa, tra sesso vino mafia, è una delle bad cop che ribaltano il cliché della dominatrix graduata. «Una senza punti di riferimento, una che s’annoia, una senza identità. Una perdente, che si caccia nei guai, incapace d’inserirsi in un’istituzione complessa com’è la Polizia di Stato. E continua così la personale discesa agli inferi, propria a chiunque si senta incapace di vivere i nostri tempi difficili». •