Il vangelo rivoluzionario un po’ bresciano

Il dattiloscritto originale: fra i compagni, il bresciano Roberto Allegri
Il dattiloscritto originale: fra i compagni, il bresciano Roberto Allegri
F.MAR. 19.02.2020

Il dattiloscritto originale di «Fontamara», il vangelo rivoluzionario del Novecento che segnò l’esordio letterario del sino ad allora militante comunista Ignazio Silone, reca la dedica a un gruppo di compagni, fra i quali figura il verniciatore bresciano Roberto Allegri. È la scoperta fatta rovistando negli archivi moscoviti del Komintern dallo scrittore Giulio Napoleone, che ne dà notizia nel suo libro «Il segreto di Fontamara» (Castelvecchi, 256 pagine, 35 euro), avvincente indagine sulle tracce della giovinezza del grande scrittore marsicano. «Questo romanzo è dedicato ai militanti comunisti, operai e intellettuali dell’Italia settentrionale, finora condannati dal Tribunale Speciale per essersi recati nel Mezzogiorno a compiervi opera di risveglio e di organizzazione dei contadini poveri - si legge nella pagina che segue il frontespizio nella prima stesura del romanzo di Silone, iniziata nel luglio 1928, di cui a Mosca ci sono la prefazione e il primo capitolo. Seguono i nomi di dieci compagni, fra i quali «Roberto Allegri, di Brescia, condannato a 12 anni e 9 mesi di reclusione». «Se c’era qualcuno che meritava di assurgere alla fama - osserva Napoleone - non poteva che essere un umile militante che, sprezzante del pericolo, a causa del Partito viveva la dura esperienza del carcere fascista». MA CHI ERA Roberto Allegri? Nato a Fiesse il 17 febbraio 1906, faceva il verniciatore ed era entrato giovanissimo in politica. Con lo pseudonimo «Gianni» aveva lavorato sotto l’egida di Giuseppe Amoretti, uno dei migliori dirigenti formati da Antonio Gramsci. Dopo aver militato negli Arditi del Popolo, era già stato segnalato come sovversivo dalla Questura di Brescia per avere ricostituito in città la Fgci. In seguito divenne fiduciario del Pci per l’Italia centrale ma, dopo il fallimento dell'attentato al re a Milano, il 21 aprile 1928 cadde vittima della grande repressione scatenata dal regime che nell’Italia centrale colpì 560 antifascisti. Catturato a Terni dopo la perquisizione della sua casa romana, Allegri subì torture. “Al suo arresto - annota Napoleone - seguì il sequestro di diverso materiale di propaganda, oltre a macchine da scrivere e rulli per il ciclostile... Il suo lavoro per il movimento gli costò una condanna a 12 anni e 9 mesi di reclusione»: era il 18 dicembre 1928. Il 26 settembre 1934 venne scarcerato a Pianosa per un provvedimento di clemenza. Allegri e gli altri suoi compagni a cui è dedicato quello splendido romanzo di 90 anni fa furono i fulgidi esempi di «uomini e donne che Silone scelse di unire in un unico messaggio di speranza, per quanti, leggendo la storia di Fontamara, capissero subito che sebbene la lotta fosse ardua e con scarse possibilità di successo, il partito era vicino a loro e mai sarebbero stati abbandonati», sottolinea Napoleone. «Queste persone erano l’esempio da seguire, militanti che avevano scelto di dare tutto al movimento comunista». • © RIPRODUZIONE RISERVATA