BELLOCCHIO RE AL VITTORIALE

Marco  Bellocchio: ottant’anni, fra i più affermati registi italiani, ha vinto il 10° Premio del Vittoriale
Marco Bellocchio: ottant’anni, fra i più affermati registi italiani, ha vinto il 10° Premio del Vittoriale
Sergio Zanca 15.11.2019

Autore dal respiro epocale, portatore di un cinema capace di raccontare il Paese e i suoi cambiamenti, Marco Bellocchio ha vinto il Premio del Vittoriale. La cerimonia di consegna avverrà a Gardone Riviera sabato 30 novembre, alle 17. Al vincitore verrà donata un’opera di Mimmo Paladino, la riproduzione del cavallo blu che domina l’Anfiteatro. Il riconoscimento, istituito nel 2010, è stato attribuito in passato a protagonisti del nostro tempo quali Ermanno Olmi, Paolo Conte, Umberto Veronesi, Giorgio Albertazzi, Alberto Arbasino, Ida Magli, Riccardo Muti, Piero Angela, Samantha Cristoforetti. Adesso è il turno di un regista, sceneggiatore e produttore che ha ottenuto 7 Nastri d’Argento 2019 col suo ultimo successo, «Il traditore», scelto per rappresentare l’Italia nella corsa agli Oscar 2020. In occasione della serata, il Vittoriale offrirà speciali visite gratuite alla Prioria e al parco illuminato. L’ingresso sarà riservato alle prime 100 persone che prenoteranno a segreteriaprogettispeciali@vittoriale.it. Per gli altri è prevista la visita gratuita al Museo dell’Eroe e ai luoghi esterni illuminati. La virtù serpentina della pellicola, la sua estetica del movimento, le possibilità illusionistiche: queste, tra le altre, le qualità che Gabriele d’Annunzio lodava nel cinematografo, alla cui nascita e sviluppo ha contribuito in maniera notevole. Il Vate sarebbe quindi onorato di poter esaltare il genio di Bellocchio. «Un regista - ha detto il presidente della Fondazione del Vittoriale, Giordano Bruno Guerri - che ha saputo unire, magistralmente, l’impegno sociale alla bellezza dell’arte: in ciò perfettamente dannunziano». ORIGINARIO di Bobbio - nel Piacentino, proclamato nei giorni scorsi «borgo più bello d’Italia» - Bellocchio, 80 anni appena compiuti, è un regista affermato. Nel ’67, alla Mostra internazionale di Venezia, ha ritirato il Leone d’argento per «La Cina è vicina», e nel ’91 l’Orso d’argento a Berlino per «La condanna». Nel ’99 è stato insignito a Mosca del premio d'onore, e nel 2011 del Leone d'oro alla carriera a Venezia. Da giovane ha frequentato il Centro sperimentale di Roma, sotto la guida di Andrea Camilleri, il papà del commissario Montalbano e di tanti libri di qualità. Col suo primo lungometraggio, «I pugni in tasca», si è aggiudicato la Vela d’argento 1965 a Locarno. Con «La Cina è vicina» e «Il popolo calabrese ha rialzato la testa» ha espresso i valori della rivolta del ’68 contro le istituzioni, mettendo a nudo l’ipocrisia borghese. Nel 1969 ha partecipato a un episodio di «Amore e rabbia», a fianco di Pier Paolo Pasolini, Bernardo Bertolucci, Carlo Lizzani e Jean Luc Godard. Fra le tante opere, da «Nel nome del padre» con Laura Betti, «Sbatti il mostro in prima pagina» con Gian Maria Volontè, «Pianeta Venere» e «Matti da slegare» diretto assieme al bresciano Silvano Agosti, a «L'ora di religione» con Sergio Castellitto, «Buongiorno, notte» (sulla prigionia di Aldo Moro), «Bella addormentata» (sulla vicenda di Eluana Englaro) e «Fai bei sogni» (dal romanzo di Massimo Gramellini). L’ultimo lavoro, «Il traditore», interpretato da Pierfrancesco Favino e Luigi Lo Cascio con musiche di Nicola Piovani, è incentrato sul personaggio di Tommaso Buscetta, il mafioso, noto come il boss dei due mondi, che ha aiutato i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a far luce su Cosa nostra e i suoi vertici. «Una storia importante, in grado di coinvolgere anche i giovani», ha detto Bellocchio l’altro giorno dopo aver incontrato a Roma 700 studenti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA