ALGARCO SCOLPISCE AL CUORE PARIGI

Algarco in posa con l’opera e in compagnia del critico d’arte Giorgio GrassoFonderia artistica in  Valle Camonica: lo scultore bresciano impegnato nella lavorazione
Algarco in posa con l’opera e in compagnia del critico d’arte Giorgio GrassoFonderia artistica in Valle Camonica: lo scultore bresciano impegnato nella lavorazione
Elia Zupelli 12.11.2019

In ordine sparso, giusto per citarne alcuni: Duchamp, Christo, Hirst, Man Ray, Kounnellis, Banksy. Nel mezzo, un graffio d’artista fieramente, insospettabilmente from Piancamuno. Alessandro Garatti, in arte Algarco, ha fatto il colpaccio: una sua opera è stata infatti selezionata per la prima edizione della prestigiosa «Biennale d'art contemporain sacré», inaugurata e visitabile nei giorni scorsi al Grand Hotel des Ambassadeurs di Menton, in Francia. La scultura realizzata dall’artista bresciano (classe 1983) è un’«intima frattura» che mescola rimandi alla tradizione classica e visioni contemporanee. Ha fatto bella mostra di sé circondata da una collezione di opere firmate da alcuni fra i grandi protagonisti dell’arte di ieri oggi e domani: compresi quelli citati sopra, circa duecento artisti provenienti da tutto il mondo, per un viaggio fra ispirazioni trasversali e linguaggi espressivi multiformi. INTITOLATA «Ode à la Vie» («preghiera per la vita»), la BACS «mette gli occhi fermamente sul presente e sul futuro prossimo della vita umana e della sua concretezza, esplorando i cambiamenti che hanno avuto luogo nel mondo interconnesso in cui viviamo, senza però dimenticare il passato, le radici dell'arte di oggi. Dal filosofico e dall'esistente al personale, politico e sociale – ha sottolineato la presidente Liana Marabini - la Biennale è ‘internazionale e globale’, perché esamina come gli artisti contemporanei stanno rispondendo, attraverso la loro arte, ad alcune delle principali sfide che la vita rappresenta in tutte le sue forme, come registrano il cambiamento e come immaginano il futuro». L’ECLETTICA vocazione del progetto si riflette nel percorso espositivo, che oltre a dipinti, sculture, fotografie e incisioni ha aperto a una serie di contaminazioni collaterali tali da spaziare fra workshop, conferenze e incontri tematici con incursioni anche in altre discipline, dal cinema all’architettura (il programma completo con un clic al sito biennale-bacs.com). Per Algarco è stato, in ordine di tempo, l’ultimo tassello di un 2019 particolarmente intenso, che negli ultimi mesi l’ha visto esporre a Palazzo Medici a Firenze, a Palazzo Zenobio a Venezia e al Musa di Pietrasanta, uno degli epicentri nazionali per la lavorazione del marmo e del bronzo, dove l’artista camuno lavora tuttora, trovando «rifugio» nella fonderia artistica dell’architetto Massimo Da Prato. Qui attinge stimoli messi poi al servizio della sua «utopistica ossessione di ricercare la vita in qualcosa di immobile». È una ricerca delle radici, di un passato presente nei suoi valori caratteristici ma, al tempo stesso, sempre sull'orlo dell'oblio: ecco allora che l’anfora, elemento di sintesi delle sue opere, compresa quella esposta a Menton, assume i connotati di oggetto simbolico che incarna il valore poetico e antropologico di questa stessa ricerca, ora corpo che racchiude l'anima, ora materico/metaforico feticcio che custodisce tutti i mali del mondo. Il riferimento è al vaso di Pandora della mitologia ellenica, riletta e reinterpretata nell’ottica di una nuova classicità protesa verso il futuro. • © RIPRODUZIONE RISERVATA