«Voglio giustizia
per mio marito
ucciso»

Mario Manfredi la moglie Daniela Panizza e il piccolo Luigi:  una famiglia distrutta da un incidente
Mario Manfredi la moglie Daniela Panizza e il piccolo Luigi: una famiglia distrutta da un incidente (BATCH)
Milena Moneta22.01.2018

Per quella morte non ci sono responsabili. L’incidente che ha strappato alla vita un imprenditore rendendo orfano un bambino di un anno e vedova una giovane commerciante è stato frutto di una fatalità e non dell’imprudenza del conducente dell’auto investitrice. Una «verità» quella sancita dall’archiviazione del procedimento per omicidio colposo della procura di Brescia, a cui Daniela Panizza di Ghedi non si rassegna. E in vista dell’udienza della Cassazione che il 28 febbraio dovrà decidere se riaprire il caso annullando il pronunciamento di archiviazione dei giudici bresciani prosegue la sua bataglia. Per amore del marito Mario Manfredi e del figlio Luigi che oggi ha 4 anni.

DANIELA PANIZZA è convinta che le indagini non hanno portato alla luce ogni dettaglio della disgrazia avvenuta il 30 maggio del 2015. La vedova del manager ha scritto a Nadia Toffa delle «Iene», ha mobilitato «Striscia la notizia», sperando che il suo caso torni alla ribalta e si riaprono gli accertamenti sul dramma che si è consumato in pochi istanti in una splendida mattina di primavera. Mario Manfredi e figlio Luigi erano partiti in auto da Brescia, per raggiungere Daniela, che aveva da poco aperto un negozio a Ghedi, per pranzare insieme. Arrivati lungo la via dei Santi, alle Bettole, Mario avevo deciso di parcheggiare sul piazzale di una cascina posta lungo la strada per deporre una lattina di bibita nei cassonetti collocati sul lato opposto. E proprio lì una Bmw lo ha travolto, scaraventandolo ad una decina di metri, e uccidendolo sul colpo. Mentre il piccolo Luigi era rimasto in macchina ad attendere invano il ritorno del papà.

«CI SONO TESTIMONI che hanno raccontato che l’auto che ha investito mio marito procedeva ad altissima velocità, ma non sono stati ascoltati dal pubblico ministero - spiega Daniela Panizza -. Agli atti ci sono le perizie di due consulenti che certificano come la Bmw stesse percorrendo l’arteria con un’andatura non consona alle caratteristiche della strada. L’aspetto paradossale è che l’onere della prova che il conducente non abbia rispettato i limiti è toccato a noi, parte lesa. Il giovane automobilista non ha dovuto produrre alcuna consulenza». Daniela Panizza chiede di aver l’opportunità di un processo per poter dimostrare in un contradditorio le sue ragioni anzi, le sue «certezze». La commerciante va oltre: «Penso che l’introduzione del reato di omicidio stradale e le campagne sulla sicurezza siano inefficaci se la giustizia non riesce a fare piena luce sugli incidenti, incentivando i comportamenti scorretti che sono spesso alla base delle tragedie».

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