Uccellagione, si parte con un record

Alberi trasformati in trappoleCartucce, trappole e altro materiale sequestrato durante il blitzIl picchio muratore uccisoUna balia nera uccisa da un sep sui monti di Treviso Bresciano
Alberi trasformati in trappoleCartucce, trappole e altro materiale sequestrato durante il blitzIl picchio muratore uccisoUna balia nera uccisa da un sep sui monti di Treviso Bresciano (BATCH)
22.08.2017

La breve tregua concessa all’avifauna nel Bresciano è già finita: questi sono i giorni della migrazione delle balie nere, anticipata rispetto agli altri piccoli insettivori transahariani, e ancora una volta il mondo venatorio locale sta mostrando il peggio di sé. È infatti un cacciatore valsabbino la prima vittima dei controlli mirati attuati proprio in questi giorni dai carabinieri forestali delle stazioni di Vobarno e Gardone Valtrompia. In realtà l’operazione è frutto del lavoro svolto nello scorso fine settimana dal Servizio di vigilanza ambientale (Sva) di Legambiente: due agenti volontari hanno individuato domenica un gigantesco sito di trappolaggio sul territorio di Treviso Bresciano, nella località Fobbia, e quando i carabinieri forestali impegnati altrove in un servizio analogo sono arrivati, su richiesta dello stesso Sva, hanno scoperto molte altre cose interessanti.

TUTTO è iniziato all’alba con l’individuazione delle prime trappole, dei «sep» piazzati con l’esca viva sui tronchi e sui rami degli alberi per facilitare la cattura delle balie: gli «alì», come vengono chiamati in bresciano, cacciano insetti al volo. I volontari hanno atteso appostati alcune ore l’arrivo del cacciatore, un vobarnese di 63 anni, che finalmente è arrivato percorrendo il centinaio di metri esistenti tra il suo rustico abitabile e l’area di cattura, realizzata attorno a un appostamento fisso di caccia intestato al padre. Quando l’uomo ha tolto il primo volatile dai sep sono intervenuti e poco dopo, con l’arrivo dei carabinieri forestali, la mattinata è entrata nel vivo. Prima è toccato alla ricerca di tutte le trappole attive, che erano ben 137 e che avevano già ucciso 11 balie e un picchio muratore, un piccolo uccello (non è in realtà un picchio ma un sittide) caratteristico per il suo arrampicare lungo i tronchi in cerca di insetti. Poi, sussistendo la flagranza di reato, è arrivata la perquisizione del rustico, del capanno e di altri spazi di pertinenza. Oltre ad altri strumenti per l’uccellagione, ovvero quattro prodine, 12 reti e una gabbia trappola, il vobarnese deteneva 7 lacci usati per strangolare carnivori o ungulati, e aveva lasciato senza custodia e accessibili al nipotino, che era con lui, un fucile da caccia e 1.229 munizioni spezzate. Una scoperta che gli ha fruttato una denuncia aggiuntiva per omessa custodia di armi e munizioni oltre a quelle per caccia con mezzi vietati e in periodo di divieto totale.

NON ERA ancora finita: i carabinieri forestali hanno trovato anche 22 uccelli vivi utilizzati come richiami, privi di anellino e quasi tutti appartenenti a specie protette (crocieri ma anche fringuelli, cesene, peppole e merli): quelli in grado di volare sono stati liberati sul posto; gli altri trasferiti al Cras di Valpredina (Bergamo).

Infine l’ultimo colpo. Oltre al nipote, il cacciatore uccellatore aveva con sé anche la figlia: il bagagliaio della sua auto era chiuso, e quando è stata costretta ad aprirlo la donna ha incassato una denuncia per favoreggiamento, perché nascosti nel veicolo c’erano 112 uccelli protetti già spennati che il padre aveva catturato, e che con ogni probabilità erano destinati al mercato clandestino della ristorazione. P.BAL.

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