Serle, la pozza
dei rospi è
ancora a rischio

La pozza Meder in questi giorni, incorniciata da ghiaccio e foschia
La pozza Meder in questi giorni, incorniciata da ghiaccio e foschia
Paolo Baldi 11.02.2019

Alla fine dell’inverno scorso un gesto criminale aveva compromesso quasi del tutto la stagione riproduttiva di molte migliaia di anfibi, e a un anno di distanza, nonostante il grandissimo lavoro fatto dal Comune e da molte decine di volontari, la pozza «Meder» di Serle potrebbe non essere ancora pronta ad accogliere la ormai prossima deposizione delle uova di un esercito di rospi comuni, rane dalmatine e tritoni. Perché l’ultima ma fondamentale operazione di ripristino sta scontando un forte ritardo. AFFINCHÉ lo stagno dell’Altopiano di Cariadeghe torni a essere un luogo pieno di vita è necessario rimuovere lo strato superficiale di terreno in cui è penetrato l’olio lubrificante esausto scaricato in grande quantità nell’acqua da un criminale che a oggi non ha ancora un nome, anche se dalle indagini dei carabinieri forestali sono emersi sospetti importanti. Per definire la situazione e programmare l’intervento di ripristino definitivo il Comune (l’unico ente che finora ha pagato tutte le spese, per il risanamento ambientale dello scorso anno, i salvataggi e la riattivazione della pozza dei Ruchì, senza aver ancora ricevuto rimborsi dalla Regione) si è affidato a un laboratorio specializzato, ma quest’ultima realtà, che ha sede a Cellatica, ha accumulato ritardi nell’avviare l’operazione, e ora si sta rischiando grosso. Secondo il laboratorio incaricato, le analisi effettuate su campioni prelevati fino a 20 centimetri di profondità dimostrano che gli idrocarburi si sono fermati molto prima, e quindi basterebbe rimuovere i primi 5 centimetri di terra. Venerdì scorso il tecnico che segue il caso di Serle ha effettuato un nuovo sopralluogo sulla pozza ancora ghiacciata, e lo scavo potrebbe avvenire già stamane o in alternativa mercoledì: l’impresa, la stessa che aveva effettuato la prima bonifica della Meder dopo l’avvelenamento, è pronta. È in arrivo anche il telo impermeabilizzante che dovrà essere steso sul fondo della pozza dopo lo scavo. Ma c’è un’incognita. L’Arpa potrebbe infatti non assecondare le analisi sul terreno inquinato fatte dallo studio di Cellatica, e se l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente decidesse di effettuare prelievi di conferma potrebbero passare settimane per avere i nuovi risultati. Si fermerebbe tutto, e i primi rospi usciti dal letargo troverebbero solamente un avvallamento secco. SE INVECE tutto andrà per il meglio servirà ancora una mobilitazione dei volontari per l’ambiente: stavolta non per ripulire anfibi incatramati, ma per censirli. Sarà infatti importante capire quanto l’attentato dello scorso anno ha inciso sulla piccola fauna, e i funzionari del Monumento naturale Altopiano di Cariadeghe possono contare solo su due studenti dell’Università Statale di Milano (l’ateneo già sul campo lo scorso anno nei giorni dell’emergenza) per contare gli esemplari in arrivo alla pozza. Chi vuole contribuire deve telefonare al 393 824 25 61, o scrivere a altopianocariadeghe@gmail.com. Intanto bisogna incrociare le dita, sapendo anche che solitamente a Serle la migrazione riproduttiva interessa prima la pozza dei Ruchì, ripristinata lo scorso anno, e poi la Meder. •