Lago d’Idro, il ministro dice «sì»
al Tavolo di lavoro paritetico

Il lago d’Idro visto dalla Rocca d’Anfo: il nodo tutela approda a Roma
Il lago d’Idro visto dalla Rocca d’Anfo: il nodo tutela approda a Roma (BATCH)
Mila Rovatti 17.10.2017

La fonte non poteva essere più autorevole, e il pronunciamento incontra il pensiero del volontariato e degli enti locali che lottano da anni per una gestione equa e sostenibile. Anche il ministero dell’Ambiente auspica la creazione di un Osservatorio permanente sul lago d’Idro in cui siano rappresentate le amministrazioni locali e il mondo ambientalista.

STA SCRITTO nella risposta a una interrogazione parlamentare data dal ministro Gian Luca Galletti al testo presentato dal deputato trentino Riccardo Fraccaro (del Movimento 5 Stelle), con cui si chiedeva al Governo di «...attivarsi per la tutela del lago d’Idro. In particolare per favorirne l’inserimento nella rete dei siti Lter (Rete italiana per la ricerca ecologica di lungo termine), recependo così le raccomandazioni dello studio Silmas Indagini ecologiche sul lago d’Idro (realizzato nel 2013 da Pierluigi Viaroli, proprio relativamente alla costituzione di un osservatorio scientifico permanente), e di assumere iniziative per favorire la presenza, negli enti e negli organismi che svolgono funzioni di indirizzo e coordinamento in tema di risorse idriche e monitoraggio ecologico, di rappresentanti delle associazioni ambientaliste».

La risposta del ministro è stata abbastanza dettagliata; Fraccaro la definisce «soddisfacente», e aggiunge: «Oltre a fare il punto sulla concentrazione dei nutrienti e sugli eccessi di fosforo e azoto immessi annualmente nel lago, il ministero ha aperto le porte agli enti locali in ordine all’istituzione di un Osservatorio permanente, sulla scorta di quanto fatto per esempio sul lago di Varese. A questo punto - continua l’esponente dei 5 Stelle - la palla passa agli enti locali: hanno un’occasione unica da cogliere dopo 100 anni di sfruttamento selvaggio dell’Eridio (il 25 ottobre 2017 ricorrerà il centenario del regio decreto sulla regolazione delle acque) per riunire attorno a un unico tavolo Asst, operatori turistici, ambientalisti, esponenti della comunità scientifica e pescatori per lavorare al miglioramento delle condizioni ecologiche del bacino e al rilancio turistico e socioeconomico dell’area a cavallo tra Lombardia e Trentino».

Effettivamente leggendo la risposta scritta del ministro dell’Ambiente pare quasi di leggere la proposta che Amici della Terra e Legambiente Lombardia fanno nella grande petizione con la quale si chiede con insistenza che i 30 comuni che si affacciano sull’asta del Chiese creino un ente paritetico per la gestione.

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