Emanuel in fuga dalla Nigeria
«Ho visto uccidere mio fratello»

Emanuel riceve dalle mani del sindaco Andrea Agnelli l’attestato del corso
Emanuel riceve dalle mani del sindaco Andrea Agnelli l’attestato del corso (BATCH)
Claudio Cazzago30.08.2017

Nuvolera, dalle parole del suo sindaco Andrea Agnelli, è un paese aperto all’accoglienza «senza se e senza ma»; l’accoglienza si è concretizzata di recente in un episodio emblematico delle politiche praticate dal Comune per favore l’inserimento degli immigrati. Parliamo di Emanuel Obi, un nigeriano che racconta la fuga dal suo paese insieme al fratello per cercare fortuna in Europa.

«ABBIAMO attraversato il deserto - racconta - caldo di giorno, freddo la notte e, oltre alla fame e alla sete, abbiamo subito tentativi di rapina da parte dei predoni. Poi ci hanno presi i Libici e ci hanno arrestati perché eravamo entrati nel loro territorio da clandestini». Le prigioni libiche non sono certo alberghi e i due fratelli al rilascio si reggevano in piedi a stento.

Emanuel e il fratello hanno trovato un passaggio su un barcone: il loro sogno di entrare e trovare l’America in Europa sembrava cosa fatta, realizzabile, a portata di mano. Ma «la polizia libica ci ha raggiunti mentre salivamo sulla bagnarola che a fatica prendeva il largo, mio fratello - dice Emanuel - è rimasto indietro ed è stato preso da alcuni agenti che gli hanno messo la testa sott’acqua. Mentre ci allontanavamo ho visto galleggiare un corpo in acqua: aveva la stessa maglietta rossa che indossava mio fratello».

Sbarcato a Taranto da una nave di soccorso è finito in un centro di identificazione dove è rimasto per più di un anno senza svolgere alcuna attività e da lì assegnato a Brescia. E da qui a Nuvolera, paese che già ospita numerosi extracomunitari e richiedenti asilo. Il suo progetto in Italia era fare il commerciante: ma tutto poi è andato storto e così si è ritrovato disoccupato nel paese delle cave di marmo. Tuttavia Emanuel non è rimasto con le mani in mano. Venuto a sapere che a Nuvolera esisteva un corso di lingua italiana per donne straniere ha voluto iscriversi. Con qualche problema ovviamente. Il corso gratuito era stato pensato per favorire l’integrazione di donne musulmane, sicché era impensabile inserirvi un uomo, tanto più che - spiega il vice sindaco Nicola Bianco Speroni - i mariti venivano i primi tempi a controllare che tutto si svolgesse secondo le regole islamiche. Ed è stato proprio il vice sindaco a tagliare la testa al toro, decidendo di fare il corso di italiano personalmente per Emanuel. Sicché puntualmente ogni settimana per un anno il giovane venuto dall’Africa, terminata la sua lezione «ad personam», si adoperava per aiutare in municipio: c’erano i vetri da pulire, dei mobili da spostare, la carta da scaricare o le aiuole da innaffiare? C’era Emanuele, sempre gentile e disponibile. E così quando alla fine del corso di alfabetizzazione per donne straniere sono stati consegnati gli attestati in municipio c’era anche lui, a ritirare il suo attestato, orgoglioso del risultato conseguito grazie alla bontà e disponibilità trovata qui, nel paese del duro marmo.

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