«Fusioni tra Comuni? Pensare in grande»

Una panoramica di Pontedilegno: uno dei tre «paesi da matrimonio»Gianluigi Lombardi Cerri
Una panoramica di Pontedilegno: uno dei tre «paesi da matrimonio»Gianluigi Lombardi Cerri (BATCH)
Lino Febbrari 06.08.2017

Le fusioni tra comuni sono economicamente sostenibili solo se a mettersi insieme sono realtà che complessivamente superano i cinquemila abitanti; altrimenti è un bagno di sangue, come probabilmente succederà in alta valle con il progetto di unione tra Pontedilegno, Temù e Vione. A sostenerlo con fermezza è Gianluigi Lombardi Cerri, per oltre quarant’anni docente del Politecnico di Milano, senatore della Lega nord per una legislatura ed ex consigliere di amministrazione del colosso pubblico Finmeccanica, oggi Leonardo e leader mondiale nei settori aerospazio, difesa e sicurezza.

CERRI irrompe a piedi uniti nell’acceso dibattitto in corso in alta valle premettendo però che non intende assolutamente parteggiare per una o per l’altra fazione. «Non può reggere un consorzio di sole tre realtà perché non ha nessuna giustificazione finanziaria ed è perciò destinato ai conti in rosso - afferma l’ex docente accompagnando le parole con una serie di tabelle in cui sono evidenziati i principali fattori economici dei tre municipi vicini al matrimonio -. Quando si fanno i conti bisogna prescindere dai futuri contributi statali: questi semmai devono essere considerati qualcosa in più, che arriva per investimenti magari nel settore sociale, ma positivi. Un Comune unico deve stare in piedi per conto suo».

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare ascoltando questi ragionamenti, il professore è uno strenuo sostenitore delle aggregazioni fra enti locali, tanto che da una ventina d’anni tiene nel cassetto una sua (dirompente) proposta. «Si tratta semplicemente di un ente unitario che abbracci l’alta Valcamonica da Sonico, a Corteno a Pontedilegno, con capoluogo Edolo. Con gli edolesi non ho nessun legame se non di amicizia. Quindi, per me, dal punto di vista delle mie tasche, non mi entra e non mi esce niente. Però la logica, soprattutto quella finanziaria, vuole Edolo capitale».

A GIUDIZIO dell’ex docente universitario, stabilmente residente a Temù da quando si gode la pensione, i tempi non sono ancora maturi: ci sono troppi campanili a dividere le comunità e, soprattutto, sono troppe le poltrone in gioco che verrebbero perse se si concretizzasse il sogno della grande unione.

«Un progetto che inevitabilmente deve maturare dal basso e non essere imposto dall’alto - sostiene -. Bisogna discutere prima con la gente, non gli si può imporre nulla, come invece stanno tentando di fare con l’unione dei tre comuni».

Condividi la notizia