L’eredità di Masina:
Breno ricorda a fatica

Ettore Masina
Ettore Masina (BATCH)
Luciano Ranzanici 27.08.2017

All’inizio dell’estate, quando è avvenuta, la notizia della sua scomparsa era passata quasi del tutto inosservata nella sua cittadina natale; eppure il brenese Ettore Masina è stato un personaggio di grande spessore culturale; un nome conosciuto a livello nazionale per la sua attività professionale.

NOTISSIMO giornalista e vaticanista (anche televisivo, in Rai, nella redazione del Tg2 insieme a Italo Moretti e ad Andrea Barbato), ma anche scrittore, romanziere e saggista (ha scritto un’opera in cui Breno è presente intitolata «Il ferro e il miele», e un secondo libro in cui invece è Pisogne a fare da sfondo, «Comprare un santo»), Masina era stato attivo anche in politica, eletto nel collegio di Brescia come deputato della Sinistra indipendente nelle liste del Pci.

In occasione della sua morte la stampa e le reti televisive nazionali hanno scritto e parlato diffusamente del personaggio, della sua vita e delle tante cose lasciate in eredità; anche a proposito di iniziative solidaristiche e di sensibilizzazione sociale sulle povertà nel mondo (era stato anche coordinatore dell’associazione internazionale Rete Radiè Resch). E a Breno? Sostanzialmente nulla.

È vero che Ettore Masina aveva trascorso in Valcamonica solo una parte della prima giovinezza, tornandoci sporadicamente e conservando comunque un legame con la terra d’origine; ma è anche vero che la madre Annetta era camuna, figlia del generale brenese Pietro Ronchi, mentre il padre, un altro militare di grado elevato, era di origine varesina.

COMUNQUE i ricordi e le testimonianze sul personaggio sono labili, legati appunto a frequentazioni giovanili, come quella testimoniata dall’avvocato Federico Nobili, che ricorda la produzione con Ettore di un giornalino sui combattenti; oppure più semplicemente il regalo di un cane fatto direttamente da Gabriele D’Annunzio, frequentatore non estemporaneo di Breno.

Tra chi ricorda c’è l’architetto Gigi Brichetti, che ha accompagnato Masina nelle sue trasferte brenesi e ha memoria dei nomi dei componenti della sua famiglia che abitarono nel grande edificio della piazza (conosciuta come casa Franceschetti e già palazzo Ronchi) che porta il nome del generale Pietro Ronchi ma che tutti chiamano piazza Mercato, e delle ultime visite brensi dello scrittore, risalenti a diversi anni fa, motivate dal desiderio di rivedere l’imponente edificio settecentesco in cui trascorse la prima giovinezza.

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