Sul lago di Iseo affiora l’isola che non c’era

Jacopo Fo è la musa del progettoIl disegno del fondatore della Libera Università di Alcatraz In un fotomontaggio ecco come potrebbe apparire l’isola di plastica e materiali riciclatiIl suggestivo  promontorio galleggiante realizzato dall’artista-ecologista  Richart Sowa
Jacopo Fo è la musa del progettoIl disegno del fondatore della Libera Università di Alcatraz In un fotomontaggio ecco come potrebbe apparire l’isola di plastica e materiali riciclatiIl suggestivo promontorio galleggiante realizzato dall’artista-ecologista Richart Sowa (BATCH)
17.03.2018

Cinzia Reboni Da «The Floating Piers» a The «Floating plastic island», il passo potrebbe essere molto breve. Sul lago di Iseo affiorerà presto la terza isola artificiale del mondo creata con materiale di scarto, bottiglie di plastica in primis. Il progetto si ispira a Christo, ma anche e soprattutto a Richart Sowa e Bruce Kania. Il primo è un artista ambientalista che costruì la prima isola di plastica nel 1998, spazzata via dall’uragano Emily nel 2005. Tre anni più tardi Sowa realizzò con 150 mila bottiglie in pet un arcipelago con tanto di giardino galleggiante, diventato un’attrazione planetaria dal messaggio ambientalista. Kania invece si è inventato un business ecologico: usando dei rifiuti in plastica, crea delle isole galleggianti che contribuiscono a migliorare l’ambiente, mitigano l’effetto degli inquinanti migliorando l’habitat dei pesci. Le radici delle piante che si prolungano nell’acqua riescono a depurarla con il sistema della fitodepurazione. RIELABORANDO i dogmi artistico-etici di Christo, Sowa e Kania, sotto l’egida di un creativo del calibro di Jacopo Fo, figlio del premio Nobel Dario e di Franca Rame, gli studenti della quarta B del liceo di Lovere hanno lanciato il progetto «L’isola che non c’era». Ma per realizzare l’impresa gli studenti mobiliteranno anche la sponda bresciana, e in particolare i paesi che hanno vissuto l’esperienza unica del ponte galleggiante calpestato nell’estate del 2016 da 1,2 milioni di persone. L’idea poggia su di un sistema galleggiante realizzato con bottiglie di plastica riciclate che avrà il compito di sostenere una piattaforma di bancali e legno compensato con un sistema di fitodepurazione. Pietrisco, ghiaia, piante, conchiglie specifiche e microrganismi depureranno l’acqua da agenti patogeni e inquinanti. L’isola sarà autosufficiente, grazie ad un impianto fotovoltaico. Secondo il progetto, la struttura galleggiante sarà posizionata a rotazione davanti alle sponde di diversi paesi del Sebino. Per sostenere il progetto è possibile accedere sul sito www.kickstarter.com a un crowdfunding, ovvero un processo collaborativo collettivo che utilizza il denaro in comune per sostenere un’idea innovativa o la mission di un’associazione. Per i sostenitori sono previsti gadget o riconoscimenti. Per partire servono 10 mila euro. Il progetto dell’enorme chiatta - ampia all’incirca 25 metri quadrati - è stato inviato a quasi 600 scuole in tutta Italia con lo scopo di raccogliere adesioni e fondi. Già pronto il primo studio di fattibilità che contempla l’elenco di materiali e servizi da commissionare a idraulici ed elettricisti. Agli studenti delle scuole che si affacciano sul lago d’Iseo gli studenti di Lovere chiederanno di raccogliere le bottiglie di plastica che, insieme agli scampoli di rete dei retifici di Montisola, serviranno per realizzare la base galleggiante dell’isola. UNA VOLTA REALIZZATA, la piattaforma galleggiante salperà verso ogni paese affacciato sul lago per diffondere l’idea: la rotta contempla tutte le scuole, perchè «i bambini - si legge nella relazione del progetto - possano imparare e copiare l’idea, e i docenti possano insegnare l’ecologia». L’idea è di creare un arcipelago di isole di plastica galleggianti. A benedire il progetto anche Richart Sowa, che da anni vive al largo delle coste messicane, su un’isola analoga a quella che si vuole realizzare sul Sebino. «La vostra - ha scritto ai ragazzi del liceo l’ex falegname diventato l’icona degli artisti ecologisti - è veramente una grande idea». Soprattutto in un lago minacciato dall’inquinamento e dagli scarichi fognari non depurati che vengono smaltiti dalla Valcamonica. •