Spara contro
uno dei rapinatori
armati di accetta

I carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche alla ricerca di indizi utili per le indagini Nella porta laterale della trattoria i segni lasciati dai colpi di accetta della banda di rapinatori Luigi Gallina mostra bastoni e accette abbandonate dai banditi: «Ho detto che ero armato, ma hanno reagito»
I carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche alla ricerca di indizi utili per le indagini Nella porta laterale della trattoria i segni lasciati dai colpi di accetta della banda di rapinatori Luigi Gallina mostra bastoni e accette abbandonate dai banditi: «Ho detto che ero armato, ma hanno reagito»
Alessandro Gatta14.05.2018

«Ho sentito un rumore e sono sceso di sotto, portandomi dietro la pistola: ho visto un’ombra nella stanza in fondo al corridoio, mi sono avvicinato e ho sbirciato dalla porta, socchiusa. Me lo sono trovato davanti, incappucciato: gli ho detto di andarsene e che ero armato, lui ha imbracciato un’accetta e ha cercato di colpirmi, io ho fatto un passo indietro e ho sparato mirando in basso, perché non volevo colpirlo ma spaventarlo. Poi sono tornato indietro, verso le scale, lui forse ha capito che non scherzavo e se n’è andato. Poco più tardi ho chiamato i carabinieri». La cronaca di una notte da incubo alla storica Trattoria La Rossa di Centenaro, nelle parole del titolare, il 74enne Luigi Gallina che da qualche tempo (anche se continua ad aiutare nella gestione insieme alla moglie Bianca Iori) ha passato il testimone al figlio Cristiano. Tutto è successo in pochi minuti, intorno alle 2.30 di sabato notte: i ladri che si sono trasformati in rapinatori dopo la reazione, erano almeno in due, forse in tre, sono entrati forzando una porta laterale al piano terra, dove appunto si trova la trattoria, poi sono saliti ai piani alti dove ancora abitano Luigi e la moglie. «Ho avuto tanta paura – ammette Bianca, 70 anni – anche se è successo tutto così in fretta, io avevo appena preso una pastiglia per dormire». Qualcosa hanno portato via lo stesso, i ladri: il fondo della cassa, che è stata forzata, in tutto circa 80 euro, una cassetta piena di monetine, addirittura 500 euro. Poi due orologi Seiko, trovati nella stanza dove è avvenuto il faccia a faccia tra Luigi e il ladro. «Prima di entrare sono andati al capanno degli attrezzi, e hanno preso una mazza, due accette, un piccone – continua Gallina – poi una volta dentro in cucina hanno preso una forbice per tagliare il pollo, un puntello per tagliare il formaggio, si sono portati tutto di sopra e hanno cercato di forzare la cassaforte, dopo aver svuotato la cassa del ristorante e i cassetti della camera».

NON CI SONO riusciti: forse Luigi è arrivato in tempo, forse erano troppo rudimentali gli attrezzi. «Ne ho visto solo uno, perché probabilmente uno era di sopra e l’altro di sotto», racconta il ristoratore. Sull’accaduto indagano i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Desenzano, che per l’intera giornata di ieri hanno raccolto indizi sul luogo della tentata rapina con il supporto strategico dei colleghi della Sezione investigativa scientifica di Brescia. Sono state sequestrate sia l’arma utilizzata dal padrone di casa, un pistola regolarmente detenuta con altrettanto regolare porto d’armi, sia l’accetta con cui il bandito avrebbe cercato di colpirlo, e che ha lasciato un segno inequivocabile sulla porta. I rapinatori potrebbero essere scappati ovunque: la trattoria si trova in località Montelungo, un crocevia di direzioni sia verso Desenzano che verso l’autostrada, e poi tutte le frazioni della zona, da Vaccarolo a Montonale a San Martino. «Siamo qui da 45 anni, dal 1973 – racconta ancora Luigi – e i ladri saranno venuti almeno dieci volte. Qualche volta in casa, poi al ristorante, in garage e in cantina, anche al pollaio: l’ultima volta mi avevano rubato ben 27 galline. Ma è la prima volta che me ne sono trovato uno di fronte: non ho agito d’istinto, ho fatto quello che ho fatto per difendere la mia casa, ho sparato solo per spaventarlo e sono contento che nessuno si sia fatto male». Nessun problema per gli affezionati avventori: la trattoria era aperta ieri a pranzo, e anche ieri a cena. «Abbiamo dormito poco, siamo tutti ovviamente un po’ frastornati – ci racconta il figlio Cristiano, il titolare – però per il noi il servizio è fondamentale. Spiace per i danni, e per quello che hanno rubato, ma sono contento che mio papà stia bene: certo ha avuto un gran coraggio». Vero spirito lùmbard: nemmeno i ladri fermano il lavoro.