Ruderi e locali vuoti, rischio città fantasma

Le rovine dell’ex  cotonificio Ferrari: costituiscono  una delle grandi «ferite aperte» del territorioLo sconcertante rudere dell’ex Italcementi: incubo aree dismesse Un degrado sin troppo visibile
Le rovine dell’ex cotonificio Ferrari: costituiscono una delle grandi «ferite aperte» del territorioLo sconcertante rudere dell’ex Italcementi: incubo aree dismesse Un degrado sin troppo visibile
Giancarlo Chiari 14.11.2018

Appartamenti vuoti, bar e ristoranti chiusi, storiche industrie diventate buchi neri, questa l’immagine di Palazzolo, definita «piccola Manchester» nel 1961 per Indro Montanelli ma da allora colpita dal progressivo declino industriale e non solo: tra aree dismesse e locali sfitti, la china è preoccupante. L’amministrazione di Gabriele Zanni ha puntato su istruzione, turismo, cultura per rilanciare il centro storico e, per riavvicinare i cittadini alla politica, ha proposto bilancio partecipato e l’iniziativa Riv’Oglio. Il nuovo Piano di governo del territorio ha restituito a usi agricoli quasi 100 mila metri, dei quasi 1,5 milioni di metri di aree edificabili del vecchio Piano regolatore, ma ora pesa la stagnazione demografica. PALAZZOLO conta su 20 mila abitanti, ma ha perso via via tantissimi punti di riferimento economici e sociali. Dopo l’ospedale ha perso anche una dopo l’altra le grandi fabbriche: la Marzoli si è ridotta da circa 1000 a meno di 300 dipendenti, le filature sono scomparse, la Pedrali, 280 dipendenti, l’azienda più innovativa, nel 2007 si è trasferita a Mornico. Delle aziende storiche è rimasta la Fratelli Laffranchi, insieme a medie aziende come Bordogna, Raccagni e Wictor. NEL NUOVO PIANO di governo del territorio sono rimasti inoltre i problemi dati da oltre 100 mila metri di aree dismesse tra ex Italcementi ed ex Ferrari, buchi neri incontrollabili e ristrutturazioni ferme da anni, come villaggio residenziale ex Marzoli, condominio dell’ex mulino Betti, o mai iniziate, come ex macello, ex Casinghini, ex superiori Papa Giovanni, decine di appartamenti popolari inagibili di via Gramsci, via Zanardelli, via Attiraglio e centinaia di appartamenti nuovi ancora vuoti e sfitti. L’edilizia paga il conto di speculazioni che hanno condannato allo stop i progetti per ex Ferrari e Italcementi, ma anche il recupero di alloggi popolari. L’imprenditore che stava trattando l’acquisto delle Case operaie di via Zanardelli ha rinunciato dopo il parere negativo della Soprintendenza. Al movimento cooperativo, che ne è proprietario, non è rimasto che murare gli accessi come ha fatto la proprietà dei tre pieni della ex caserma dei carabinieri a due passi dal Castello. Guardando dal lungo Oglio, impressiona lo spettacolo del fabbricato con giardino dietro Banca Intesa, un rudere senza tetto, coperto da edera e vite, e sull’altro lato lo sfacelo dell’ex cinema Aurora, con palcoscenico platea e galleria per 500 posti, di cui non si conosce il futuro. LE AREE PIÙ A RISCHIO restano le rovine dell’Italcementi, cui si accede dalla boscaglia, e l’ex Ferrari, messo sotto sequestro da Carabinieri dopo smaltimenti abusivi. Sulla strada per Pontoglio il villaggio progettato per l’Expo nella ex Marzoli si è fermato a scavi e fondazioni. Il condominio sull’ex mulino Betti è stato cintato per impedire l’accesso agli appartamenti mai finit. Il progetto Riv’Oglio, per riportare vita in piazza Roma con un esperimento innovativo, potrebbe essere un tentativo importante per rianimare la città.