Polizia locale, il comandante sbatte la porta

Il comandante Mighela davanti alla saracinesca chiusa: Rovato addio
Il comandante Mighela davanti alla saracinesca chiusa: Rovato addio
Giancarlo Chiari28.10.2017

«Non abbiamo mai trattenuto nessuno», ha risposto giovedì in Consiglio comunale il sindaco di Rovato, Tiziano Belotti, quando il consigliere Angelo Bergomi gli ha chiesto chiarimenti sul cambio al vertice della Polizia locale.

IERI MATTINA l’addio: il comandante Gabriele Mighela si è chiuso la porta alle spalle e ha lasciato Rovato, senza risparmiare critiche alla gestione delle politiche per la sicurezza a Rovato.

«Vado a Este, in provincia di Padova - ha spiegato il comandante prima di partire - perché qui non c’è un progetto per la sicurezza. Non si sono investite le risorse necessarie sulla tecnologia, sulla formazione, sulla collaborazione con i Comuni vicini. Il progetto dell’ex sindaco Roberta Martinelli, per un Polo della sicurezza della Franciacorta, in queste condizioni non ha potuto essere attuato».

Arrivato a Rovato nel marzo del 2014, dopo avere diretto per 13 anni la Polizia locale di Manerbio, Mighela ricorda: «Quando decisi di venire il progetto prevedeva la fibra ottica per lo sviluppo della smart city. Mi dispiace lasciare Rovato, un’esperienza interessante, ma sono mancati investimenti. Una sicurezza adeguata ai tempi richiede investimenti mirati, formazione, personale e tecnologie: lo stesso gabinetto di fotosegnalazione, senza aggiornamenti è meno usato».

LA CONVENZIONE con Cazzago, secondo il comandante dimissionario, è un’altra cossa che non ha funzionato: «Erano già insufficienti 18 agenti per due Comuni come questi, figurarsi 13 - risponde Mighela -. Agli inizi la sola Rovato ne aveva 13 su 3 turni, Cazzago aveva 5 su 2 turni: eravamo rimasti in 11 più 2. Ma una convenzione richiede di investire su persone e loro competenze in funzione dei bisogni. Il contributo regionale, circa 100 mila euro, ha permesso di aggiornare la videosorveglianza e parte della tecnologia, ma non c’è un piano di sviluppo. Invece sono state disperse le risorse necessarie anche per i più comuni servizi, come quelli funebri nelle numerose frazioni. La scelta di accentrare a Rovato tutte le pratiche amministrative, affidandole ad un solo addetto, che ha fatto comunque un gran lavoro, ha peggiorato la situazione».

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