Al «Museo degli ambulanti»
le bancarelle diventano storia

Al «Museo degli ambulanti» anche una sala di lettura con manifesti, libri, documenti e giornali
Al «Museo degli ambulanti» anche una sala di lettura con manifesti, libri, documenti e giornali (BATCH)
Giancarlo Chiari04.06.2017

È stato inaugurato ieri mattina a Rovato, nella bella sede di via Marchesi 38, il primo Museo storico dell’ambulantato, allestito dall’associazione culturale «La casa dell’ambulante», formata da operatori attivi o in pensione, per documentare una professione presente da secoli in tutto il mondo.

PRIMA DEL TAGLIO del nastro, con il sindaco Tiziano Belotti, Roberto Manenti, presidente del consiglio comunale e Giorgio Conti, assessore al bilancio, è intervenuto Angelo Benedetti, 77enne presidente dell’associazione, leader storico degli ambulanti rovatesi.

Ha spiegato così l’origine e il messaggio del museo: «Gli ambulanti - ha raccontato - hanno una tradizione millenaria che li ha resi punti di riferimento tra le categorie dei piccoli produttori, in particolare dell’alimentare, e la clientela dei paesi dove allestiscono il banco. Credo che la loro capacità di scegliere i prodotti, in particolare quelli alimentari, sia stata fondamentale per difendere la gastronomia locale dalla grande distribuzione. Anche se i banchi durano poche ore e si smontano ogni giorno senza lasciare quasi traccia, sono diventati un appuntamento settimanale per migliaia di persone, costruendo rapporti di conoscenza e di fiducia che non si trovano nei grandi centri commerciali».

Una funzione sociale più importanti di quanto si pensi, ma anche minacciata dqal nuovo che avanza: «Credo che abbiamo contribuito a costruire rapporti tra diverse comunità - ricorda Benedetti - favorendo gli scambi e gli incontri, superando campanilismi e particolarismi. Adesso le cose sono molto cambiate, l’arrivo dei grandi centri commerciali e delle nuove tecnologie e di Internet hanno ridotto il mercato. La professione non è più la stessa: le comodità della vita, un tempo ci si alzava all’alba per andare al mercato e montare il banco, hanno ridotto le vocazioni, anche se non mancano nuovi mezzi attrezzati». Da qui l’idea del Museo: «Abbiamo pensato a un’esposizione che facesse capire com’era e come sta cambiando il mestiere: non ci sono più pesi e bilance meccaniche, ne abbiano trovati pochi, ma anche oggi è fondamentale parlare con i clienti», ha spiegato il presidente. Nel museo, sei stanze nel vecchio centro storico di San Rocco, i banchetti del mercato portano libri, riviste e fotografie: sui muri manifesti e lettere raccontano la presenza degli ambulanti rovatesi in tutto il mondo, da Bruxelles a Expo 2015, da Roma a New York. In un armadio sono rimasti gli strumenti del lavoro, pesi, punzoni, timbri, bollette e faldoni. Il museo sarà aperto a tutti, gratuitamente, a richiesta. Al taglio del nastro con Riccardo Roselli della Confesercenti è seguito un brindisi e l’aperitivo per i primi visitatori.

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