Il gip conferma il carcere
per il convivente violento

15.02.2017

Resta in carcere H.N. il 40enne tunisino che domenica a Palazzolo ha picchiato e tentato di strangolare la convivente: il Gip non ha convalidato l’arresto, come chiedeva il Pm, ma considerando i precedenti ha disposto la custodia cautelare in carcere. Per la donna così il giorno di San Valentino è trascorso sereno, lontano dall’uomo che dopo averla massacrata di botte aveva tentato di strangolarla a mani nude, lasciandola quando aveva perso i sensi per andarsene al bar.

Il partner violento pensava forse di ritrovarla in quelle due stanze sotto la torre del Popolo, più prigione che nido d’amore per la 43enne F.F. che vive con lui da sette anni. La donna è scappata in ciabatte e pigiama appena ripreso conoscenza alla stazione dei Carabinieri. I militari hanno raccolto la denuncia che più volte la donna aveva ritirato, come nel 2015 quando accolta da una vicina dopo l’ennesimo pestaggio le aveva fatto chiamare i Carabinieri salvo poi fare marcia indietro al momento di presentare denuncia. Nello storico rione del Castello, dove trent’anni fa c’era la stazione dei Carabinieri, pochi parlano volentieri dell’accaduto: i residenti, in gran parte anziani, fanno notare che i molti stranieri che vi abitano si chiudono in casa dopo il lavoro. Nadia Valli, vicesindaco con la delega ai servizi sociali, impegnata da tempo sulla violenza contro le donne commenta: «Non conoscevamo la situazione perché la signora non ha mai fatto riferimento ai servizi sociali né ha chiesto aiuto allo sportello di ascolto, che in questi tre anni ha intercettato e seguito diverse situazioni di violenza subita. Il gravissimo episodio accaduto ci conferma che è sempre più necessario agire per contrastare la violenza sulle donne, come abbiamo fatto collaborando con l’associazione La Rete di Daphne, che ha aperto lo sportello di ascolto in via Carvasaglio, e attivando il progetto ’Sicura io sicuri noi’ con corsi di formazione alle volontarie, sostegno psicologico e legale a donne vittime di violenza».G.C.C.

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