Operazione campane sicure: Chiari sperimenta il progetto

Una delle due celle campanarie testate alla Rubagotti di Chiari
Una delle due celle campanarie testate alla Rubagotti di Chiari
Massimiliano Magli 05.09.2018

«Oltre il 50 per cento dei campanili bresciani meriterebbe un importante e urgente check-up». È il messaggio, per non dire l’allarme, che arriva da Chiari, dove ieri mattina sono stati messi in campo alcuni stress test a due celle campanarie sui modelli ambrosiano (adottato dai campanili bresciani) e su quello a slancio, tipico del Trentino Alto Adige, della Valtellina e dei paesi anglosassoni). SEDE del progetto, finalizzato ad essere gratuitamente esportato in tutta la provincia e non solo, è stata l’azienda Carlo Rubagotti Campane e Orologi Srl. Qui sono arrivate le parrocchie dei Comuni trentini di Cavrasto e Dro, che hanno investito in un check-up complessivo dei castelli campanari, poi rifatti integralmente e messi in sicurezza. Giacomo e Luca sono i figli del fondatore, Carlo, presente ieri ai test da sforzo. Hanno rilevato nel 2006 questa intrapresa, attiva anche oltre confine, dal padre, che l’aveva fondata a fine anni Settanta. «Questi controlli sono fondamentale e tra i primi in Italia – spiega Giacomo Rubagotti -. Abbiamo una percentuale assai elevata di campanili non a norma e pericolosi dal punto di vista statico. Questo per diversi motivi. La vecchiaia sicuramente, ma anche il secondo dopoguerra ha fatto il resto, con lavori improbabili di carpenteria che hanno creato celle campanarie non ottimali per sorreggere e sopportare campane e movimenti tanto impegnativi». Quello in corso a Chiari ieri è stato un test da sforzo dopo il lavoro di rifacimento dell’incastellamento campanario. È stato un test singolare: una musica dal vivo collegata a computer sofisticati, con ingegneri e tecnici del suono a ottimizzare la resa di queste campane, ma anche, e soprattutto, a renderne sicure le oscillazioni e le vibrazioni. «Soprattutto dagli anni Sessanta - spiega Giacomo Rubagotti - e per un ventennio si è lavorato di buona volontà ma senza grandi nozioni: il risultato è stato tanto acciaio e quindi tanta rigidità. Se è vero che il legno può essere meno longevo dell’acciaio, è in grado di assorbire in modo straordinario le vibrazioni». A Chiari è stata inoltre testata una doppia soluzione per ammortizzare il vibrato campanario. Sono stati provati ammortizzatori in neoprene di ultima generazione e altri ammortizzatori industriali analoghi a quelli usati per i ponti stradali. Chi ha vinto? «Nessuno - spiega Carlo Rubagotti - perché per ogni campanile c’è il suo ammortizzatore. Abbiamo scoperto che in alcuni casi questi ritrovati tolgono sì le vibrazioni sulla verticale della struttura ma le restituiscono sui lati così che campanili con problemi di oscillazione rischierebbero di crollare». • © RIPRODUZIONE RISERVATA