L’isola più «green» del
mondo è pronta al
varo sul lago di Iseo

In una simulazione al computer «The Floating plasting island» che dal 20 ottobre solcherà il Sebino L’eco-zattera galleggiante sarà coperta di piante e pannelli solari Ultimi ritocchi prima del varo L’isola che non c’era è formata da 25  mila bottiglie in plastica Il disegno di Fo «griffa» i gadgetLe zavorre  alla prova di tenutaTest sulle rive del lago di Iseo
In una simulazione al computer «The Floating plasting island» che dal 20 ottobre solcherà il Sebino L’eco-zattera galleggiante sarà coperta di piante e pannelli solari Ultimi ritocchi prima del varo L’isola che non c’era è formata da 25 mila bottiglie in plastica Il disegno di Fo «griffa» i gadgetLe zavorre alla prova di tenutaTest sulle rive del lago di Iseo
Cinzia Reboni 05.10.2018

Cinzia Reboni Sabato 20 ottobre verranno mollati gli ormeggi e l’«isola che non c’era» prenderà il largo sulle acque del lago d’Iseo. Il sogno ha preso forma grazie a 25.000 bottiglie di plastica che, insieme agli scampoli di rete dei retifici di Monte Isola, fanno da base galleggiante ad una piattaforma di legno di 24 metri quadrati sulla quale sono state caricate 9 tonnellate di materiale, compreso un impianto di fitodepurazione. L’isola avrà il compito di prelevare l’acqua «inquinata» e, grazie ad un sistema di filtri di pietrisco, ghiaia, piante, conchiglie e microrganismi, depurarla e reimmetterla, pulita, nel lago. LA ZATTERA è anche autosufficiente, in quanto l'energia necessaria è fornita da un impianto fotovoltaico. Attraccherà in tutti i paesi del Sebino per promuovere un modello di sostenibilità ambientale rivolto alle nuove generazioni. L’isola del resto è nata da progetto di alternanza scuola-lavoro che ha coinvolto 22 giovani studenti del liceo scientifico «Decio Celeri» di Lovere, guidati dal loro professore di informatica, Fabio Campagnoni, e sotto l’egida della Libera Università di Alcatraz fondata da un creativo del calibro di Jacopo Fo, figlio del premio Nobel Dario e di Franca Rame. «In queste ore metteremo a punto gli ultimi dettagli - spiega Campagnoni -, poi faremo il test dell’impianto. I tempi si sono allungati un po’ rispetto al previsto, perché abbiamo dovuto richiedere tutti i permessi all’Autorità di bacino, alla Navigazione Lago d’Iseo e ai Comuni, ma ormai è quasi tutto pronto». L’isola che non c’era sarà il terzo atollo artificiale al mondo creato con materiale di scarto, bottiglie di plastica soprattutto. Ha preso ispirazione dai prototipi concepiti da Richart Sowa e Bruce Kania. Il primo era un artista ambientalista che costruì la prima isola di plastica nel 1998, spazzata via dall’uragano Emily nel 2005. Tre anni più tardi Sowa realizzò con 150 mila bottiglie in pet un arcipelago con tanto di giardino galleggiante. Kania invece si è inventato un business ecologico: usando dei rifiuti in plastica crea delle isole galleggianti che contribuiscono a migliorare l’ambiente, mitigano l’effetto degli inquinanti migliorando l’habitat dei pesci. Per realizzare l’impresa, gli studenti di Lovere hanno mobilitato anche le scuole della sponda bresciana: l’Istituto comprensivo di Darfo, in particolare, ha fornito il maggior numero di bottiglie di plastica, insieme alla scuola materna di Lovere e ad un piccolo istituto di 50 bambini di Costa Volpino. IL FINANZIAMENTO del progetto - circa 6 mila euro - è stato coperto grazie ad alcuni sponsor che hanno garantito la totale copertura economica e grazie all'appoggio della 3Effe di Bossico, che ha fornito i bancali di legno per la piattaforma base, la Beretta Armi di Gardone Valtrompia e la Lucchini di Lovere. In occasione del varo ufficiale verranno anche realizzati dei gadget - cappellini e magliette - che avranno come logo il disegno originale del progetto realizzato da Jacopo Fo. «L’isola verrà inaugurata al Circolo nautico Bersaglio di Costa Volpino - spiega Campagnoni - e all’inizio del prossimo anno, verrà posizionata a Lovere, a disposizione delle scuole. Sull’isola potranno essere fatti diversi tipi di esperimenti per far capire ai bambini la qualità dell’acqua e quali sono i principali inquinanti». IL DESTINO, PERÒ, non è quello di restare ancorata in una zona fissa, ma di viaggiare per i Comuni limitrofi, in modo da rendere il lago il più pulito possibile in ogni zona. «Il nostro auspicio è che molti Comuni, anche della sponda bresciana del lago, si facciano avanti, e che altri ragazzi seguano la nostra strada e realizzino altre isole - conclude Campagnoni -. L’isola che non c’era è stato solo il primo passo: il nostro obiettivo è di avviare un progetto molto più ampio, e realizzare futuri “sogni artistici”». A due anni dall’incredibile passeggiata sulle acque «griffata» da Christo, sul lago di Iseo ha preso forma un altro miracolo. Da «The Floating Piers» a The «Floating plastic island», il passo è ormai breve. •