Disertano la pulizia dei sentieri I profughi di Zone nella bufera

Alessio Marchetti  e Andrea Sini: gli unici volontari al lavoro a Zone
Alessio Marchetti e Andrea Sini: gli unici volontari al lavoro a Zone
Giuseppe Zani 16.06.2018

Nessuno dei 24 profughi ospiti a Zone ha l’altro ieri accettato di dare una mano a pulire il sentiero che corre attorno alle piramidi d’erosione. E così il sindaco Marco Zatti, molto arrabbiato perché molto deluso, ha prima scritto una lettera al prefetto di Brescia Annunziato Vardè e poi ha preso pala, piccone e rastrello e se ne è andato lui stesso a sistemare il percorso più frequentato del paese. Ad aiutarlo, due volontari suoi concittadini: Alessio Marchetti, 18 anni, studente, e Andrea Sina, in mobilità sino al marzo scorso e ora in attesa di andare in pensione. «DAL 24 GIUGNO al primo luglio illuminiamo le piramidi d’erosione- racconta il sindaco Zatti-. In preparazione di questo evento, la scorsa settimana ho incontrato i richiedenti protezione internazionale domandando loro di rendersi disponibili a collaborare. Lì per lì mi han chiesto tempo per pensarci. Mercoledì, la persona che gestisce l’ex locanda “La lucciola“, ora denominata Ostello Trentapassi, mi telefona per dirmi che alcuni di loro sembrano intenzionati ad aderire alla mia richiesta. Io sono passato per caricarmi sulla jeep i volontari e scopro che nemmeno un profugo verrà al lavoro». IMMEDIATO L’INVIO in prefettura di una missiva in cui, nel sollecitare un incontro, si dice che i richiedenti protezione internazionale si dimostrano poco collaborativi e che alcuni di essi stanno creando qualche problema. «Non sono tutti uguali, ma succede che si coalizzino- spiega Marco Zatti-. Stavolta il rifiuto a collaborare è stato motivato dal fatto che io non ho fatto abbastanza per far ottenere dall’apposita commissione giudicatrice il permesso di soggiorno a uno di loro. Cosa che non è affatto vera: nonostante i miei sforzi, la commissione ha deciso in base al possesso o alla mancanza di determinati requisiti. Altre volte il no dei profughi dipende dall’assenza nell’ostello di acqua calda a sufficienza o della copertura wi-fi. Disguidi magari veri, che però vengono presi a pretesto. Per tutti ci sono dei doveri, oltre che dei diritti. Ci vorrebbe che, a livello delle cooperative cui sono affidati, qualcuno spiegasse loro che qualcosa bisogna pur fare per sdebitarsi dell’ospitalità che ricevono». Marco Zatti è da tutti conosciuto come persona equilibrata, incline per natura alla generosità. In passato, nonostante l’opposizione della Lega Nord, ha tentato di facilitare l’integrazione in paese dei giovani africani assegnando loro piccole mansioni nella serra comunale: tentativo frustrato. Nel marzo 2017 è tornato alla carica e ha fatto partire il progetto «Di buona volontà», che prevedeva l’impiego a titolo volontario dei richiedenti asilo in attività di pubblica utilità. Andata via nel settembre scorso la cooperativa “Il Pellicano” di Brescia, che forniva il personale educativo, il progetto si è afflosciato. «MI DUOLE DIRLO, ma alcuni dei soggetti presenti all’Ostello Trentapassi dovrebbero essere allontanati- conclude Zatti-. Capisco che i 24 giovani in questione, tutti con una storia alle spalle sicuramente difficile, catapultati in un luogo assai diverso dal loro d’origine, non siano facili da gestire. Tuttavia, vanno adottate tutte le misure atte a evitare che si creino tensioni tra i rifugiati e la comunità in cui sono presenti». •