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24 ottobre 2017

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Precipita un ultraleggero, muore il pilota

Le lamiere bruciacchiate e i rottami sparsi attorno: questa la scena sul luogo della tragediaInutili i soccorsi: per il pilota non c’è stato niente da fare e solo dopo l’autopsia sarà possibile stabilire se sia morto sul colpo o nel rogoPotrebbe essere stata un’avaria al motore a far precipitare l’ultraleggero decollato da Carzago
Le lamiere bruciacchiate e i rottami sparsi attorno: questa la scena sul luogo della tragediaInutili i soccorsi: per il pilota non c’è stato niente da fare e solo dopo l’autopsia sarà possibile stabilire se sia morto sul colpo o nel rogoPotrebbe essere stata un’avaria al motore a far precipitare l’ultraleggero decollato da Carzago (BATCH)
Alessandro Gatta 08.10.2017

«C’è qualcosa che non va nel motore, torno all’areobase di Carzago». Sono state queste le ultime parole pronunciate via radio al compagno di volo da Antonio Bonazza imprenditore edile di Treviso morto fra le fiamme del suo ultraleggero precipitato ieri pomeriggio nelle campagne fra Bedizzole e Padenghe.

LA TRAGEDIA si è consumata alle 15,30: la vittima era decollata dall’aeroclub di Montebelluna a bordo un biplano biposto pilotato da un amico che era atterrato nel primo pomeriggio all’aviosuperfice di Carzago dove nell’annessa aerofficina era stato riparato il velivolo di Antonio Bonazza.

L’IMPRENDITORE si è messo ai comandi del suo P 96 Sierra ed ha preso il volo preceduto dall’aereo dell’amico.

Dopo una manciata di minuti, un paio di chilometri in linea d’aria dal luogo del decollo, Antonio Bonazza, dall’alto della sua lunga esperienza di volo, ha capito che qualcosa non funzionava sul suo ultraleggero appena riparato ed ha deciso di virare la rotta. Ma mentre sorvolava la zona di Drugolo, a Padenghe, l’aereo ha cominciato a perdere quota prima di cominciare a cadere in picchiata verso un campo che si affaccia sulla strada che porta a Bedizzole e proprio di fronte al residence Montecroce.

Fino all’ultimo Antonio Bonazza avrebbe cercato di riportare in linea di volo il suo Sierra come testimonia la circostanza che l’impatto al suolo sia avvenuta con la parte bassa della carlinga. Il 79enne - stando sempre alla prima ricostruzione insomma - avrebbe cercato un disperato atterraggio di fortuna, ma forse a causa dell’elevata velocità, dopo la collisione con il terreno l’ultraleggero si è ribaltato prima di prendere fuoco: per il pilota non c’è stato scampo. Saranno gli accertamenti medico legali e in particolare l’autopsia disposta dal pubblico ministero Paolo Savio a stabilire se l’imprenditore sia morto carbonizzato o se, quando è scoppiato l’incendio era già deceduto per i traumi subiti nell’impatto.

L’aereo si è fermato a oltre 30 metri dal punto del primo impatto come hanno appurato gli accertamenti dei carabinieri della stazione di Manerba intervenuti con i Vigili del fuoco di Desenzano e Salò che hanno spento in pochi minuti le fiamme sul velivolo.

Il 112 ha fatto decollare anche l’eliambulanza atterrata dopo pochi minuti nel campo teatro della tragedia. Ma per il 79enne non c’era più nulla da fare.

Al termine dei rilievi e in attesa che venga effettuato l’esame autoptico, la salma è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale di Gavardo, dalle onoranze funebri Mattiotti. I carabinieri hanno ascoltato a lungo l’unica testimone oculare della tragedia, ovvero l’addetta alle pulizie degli appartamenti del residence di via Palazzina: è stata lei ad allertare il 112. «Ho udito un primo boato, forse l’esplosione del motore, e poi ho visto l’aereo carambolare sull’erba, ribaltarsi e infine incendiarsi - ha raccontato ai carabinieri -. Lo schianto è stato fortissimo».

PER CERCARE di fare piena luce sull’incidente, gli inquirenti si sono affidati ai rilievi della Sezione investigazioni scientifiche dell’Arma. Come sempre avviene in occasione di sciagure simili, anche l’Enac ha aperto un’inchiesta: i tecnici dell’Ente nazionale aviazione civile, dopo un primo sopralluogo nel pomeriggio di ieri, sono attesi già questa mattina per effettuare nuovi test.

LA ZONA È STATA delimitata e piantonata per tutta la notte dai militari di Manerba in attesa del recupero del relitto posto sotto sequestro. I carabinieri su disposizione della procura hanno acquisito dall’officina dell’aviosuperficie di Carzago tutto il materiale relativo alla riparazione del velivolo. Un atto dovuto per cercare di capire cosa possa essere successo.

Al momento non si esclude nessuna ipotesi, anche se quella più accreditata pare sia un’improvvisa avaria del motore. Una circostanza confermata dal messaggio radio diffuso poco prima della tragedia. Il pilota avrebbe dunque tentato un atterraggio disperato, purtroppo senza riuscirci.