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17 dicembre 2017

Territori

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Il maltempo
ha messo ko
l'olio del lago

Le raffiche di chicchi di ghiaccio piovute dal cielo giovedì  hanno messo in ginocchio gli olivicultori
Le raffiche di chicchi di ghiaccio piovute dal cielo giovedì hanno messo in ginocchio gli olivicultori (BATCH)
Alessandro Romele 12.08.2017

Pochi minuti sono bastati a rovinare il lavoro di una stagione. La violenta grandinata che si è abbattuta giovedì sera sul Sebino ha falcidiato le migliaia di piante di ulivo nell’enclave fra Iseo e a Sulzano. La ricognizione effettuata ieri dagli imprenditori agricoli ha portato alla luce una situazione drammatica: in alcuni casi le olive sui rami sono state dimezzate dalla tempesta, il che significa una perdita di almeno il 50% di una produzione di olio che già si annunciava ridotta.

«ABBIAMO riscontrato danni gravissimi alle piante che potrebbero avere anche effetti permanenti – conferma Luca Romele, titolare dell’Azienda Agricola Fòrest di Iseo –: la grandinata ha sfregiato gli olivi in un momento delicato. La quantità di frutti caduti a terra è imponente e la circostanza avrà un impatto devastante sul raccolto e la produzione di olio». Per spiegare il suo stato d’animo Romele usa una metafora sportiva. « Mi sento come un ciclista che sta per tagliare il traguardo, ma che buca la ruota appena prima dell’arrivo - afferma l’imprenditore. Ora dovremo rimboccarci le maniche e rimetterci al lavoro pensando al futuro». I guasti provocati dal maltempo avranno effetti prolungati. «La grandine ha causato danni anche alle piante, non solo sui frutti – continua Romele –: la procedura indica che, in un’azienda come la nostra che persegue il biologico, si debba intervenire con dei trattamenti a base di rame e zolfo, curando di fatto le ferite provocate ai tronchi ed ai rami. Questo eviterà il propagarsi di malattie e di infezioni, potenzialmente pericolose in futuro». Come se non bastasse, la grandine è andata a colpire un settore già particolarmente provato dal meteo: anche il gran caldo delle scorse settimane ha inaridito la produzione. La differenza fra il numero di olive allegate e quelle che effettivamente è possibile raccogliere alla fine della stagione è dovuta a fenomeni di «cascola» che quest’anno è stata particolarmente incisiva in senso negativo a causa degli sbalzi di temperatura.

«IL CLIMA HA INCISO molto, sia con le temperature rigide ad inizio primavera che con quelle altissime delle scorse settimane – conferma Matteo Ghilardi, tecnico dell’Aipol, che per tutta la giornata di ieri si è occupato di verificare e quantificare i problemi nelle diverse aziende sebine –: siamo arrivati ad avere una cascola molto importante soprattutto sulla varietà Leccino. Si parla del quaranta percento nelle zone fortunate, fino all’ottanta percento nelle aree maggiormente colpite dalla calura e dagli sbalzi termici».

Questo significa che molto probabilmente, al momento della raccolta delle olive in autunno, ci saranno aziende senza lavoro. Al clima ed alla grandine infatti, va aggiunto anche il cosiddetto «principio dell’alternanza produttiva», fatto indiscutibile in agricoltura: dopo un anno, come il 2016, particolarmente prolifico per gli uliveti della zona, segue sempre un anno scarno, con produzioni nettamente minori. A Iseo hanno pagato dazio anche i frutteti letteralmente «spolpati» dalle mitragliate di ghiaccio e le coltivazioni di meloni e angurie andate perse.