«Profughi, tocca ai Comuni»

Marco Fenaroli
Marco Fenaroli (BATCH)
08.03.2017

«Conoscere per capire: presentazione del progetto Sprar Brescia Provincia aperta». Questo è stato il tema della serata di sensibilizzazione all’accoglienza che si è tenuta martedì nel teatro del Centro Lucia a Botticino.

Un argomento sempre molto discusso, quello dell’immigrazione e dell’accoglienza dei profughi, approfondito dall’assessore alle Politiche sociali del Comune di Botticino Anna Maria Lonati, dall’assessore alle Politiche dell’inclusione e Osservatorio all’immigrazione del Comune di Brescia Marco Fenaroli, da Alessandro Sipolo della cooperativa K-Pax Onlus Alessandro Sipolo e dal parroco don Raffaele Licini.

Ragionando sui dati relativi all’immigrazione, sono stati chiariti alcuni punti che spesso, per mancanza di informazione, vengono travisati o mal interpretati, a partire dall’uso comune della parola «clandestino», che in realtà indica coloro che immigrano illegalmente nascondendosi dalle autorità, a differenza dei «richiedenti asilo» e dei «rifugiati», che invece chiedono protezione internazionale alle commissioni territoriali (una delle quali ha sede a Brescia).

Ad oggi la criticità maggiore deriva dal fatto che il sistema ufficiale di accoglienza (Sprar: Sistema protezione rifugiati e richiedenti asilo) accoglie solo una piccola parte di rifugiati, mentre i restanti sono gestiti da un «sistema emergenziale» tra i privati che mettono a disposizione le proprie strutture e la Prefettura, senza alcun coinvolgimento dei Comuni.

«Se questi ultimi, invece, aderissero responsabilmente al progetto Sprar - ha sottolineato Sipolo - non ci sarebbero paesi “sovraccaricati” perché ci sarebbe una distribuzione equa di richiedenti asilo in ogni Comune».

L’assessore Marco Fenaroli ha poi chiarito il ruolo della politica per quanto riguarda l’accoglienza, sottolineando che tra i primi articoli della Costituzione, quelli sui rincipi fondamentali, occorre ricordare l’articolo 10, che prevede il diritto d’asilo.

Infine, Don Raffaele Licini, che da anni accoglie i bisognosi mettendo a disposizione immobili di proprietà della parrocchia, ha parlato dell’accoglienza come un «dono» che facciamo a noi stessi oltre che agli altri e che non deve conoscere distinzioni: «Se è carità, lo è per tutti coloro che hanno bisogno». G.M.

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