Cappottini falsi
per cani: un cinese
nei guai

Il materiale sequestrato dalla Guardia di Finanza a Capriano del Colle
Il materiale sequestrato dalla Guardia di Finanza a Capriano del Colle (BATCH)
Franco Mondini22.01.2016

È un mercato, quello legato ai prodotti per gli animali, che non risente della crisi neppure in tempi di contrazione degli acquisti. Tanto che anche il mondo della contraffazione ci ha messo gli occhi sopra nella convinzione di combinare buoni affari.

UN’OPERAZIONE della Guardia di Finanza di Padova ha infatti portato alla luce una «tendenza» che almeno nel Bresciano non era stata finora segnalata. I militari hanno infatti sequestrato a Capriano del Colle un ingente quantitativo di abbigliamento per cani, circa 3500 tra cappottini e corpetti, prodotti da marchi celebrati della moda, come Adidas e Nike. Erano tutti stoccati in un grande capannone di Capriano e commercializzati da due cinesi in Lombardia e in Veneto. I due commercianti sono stati denunciati e il materiale posto sotto sequestro. I

I falsi erano venuti alla luce durante un’ispezione di routine condotta in un’attività commerciale gestita da un cinese all’interno del market «Mela Rossa». Z.W., 36 anni, che custodiva un centinaio di cappotti per cani firmati «Adidas» e «Nike». Il materiale ha incuriosito i militari che dopo alcuni accertamenti sulla documentazione hanno capito che si trattava di merce «taroccata», per niente uscita dalle fabbriche delle firme in cui logo era disegnato sui tessuti. Il cinese è stato così denunciato «per commercio di prodotti recanti marchio mendace e per ricettazione».

L’indagine ha poi imboccato la pista del fornitore dei falsi. Dall’esercizio di Padova i finanzieri sono risaliti al venditore all’ingrosso dell’abbigliamento per animali: dal Veneto a Capriano dove hanno individuato l’anello principale della catena, il fornitore risultato nello stesso tempo importatore e distributore per l’Italia di merce fabbricata in Cina. In un capannone-magazzino di 10mila metri quadri, gestito da un trentunenne, sono stati sequestrati circa 3500 corpetti. La Guardia di Finanza ha accertato che l’etichettatura della merce avveniva nello stesso capannone.

È stato così denunciato anche il commerciante titolare del capannone bresciano «per introduzione in Italia di prodotti con segni falsi, commercio di beni con segno mendace e ricettazione».

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